Gozzoli, Benozzo (1397-1475) aggiungi alla cartella

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Personaggio:
Benozzo Gozzoli / Benozzo di Lese, detto

Estremi biografici:
Firenze, 1421 circa – Pistoia 1497

Attività:
pittore

Luoghi:
Firenze, Roma, Orvieto, Montefalco, San Gimignano, Castelfiorentino, Monte Oliveto, Certaldo, Pisa, Volterra, Pistoia.

Notizie biografiche:
Benozzo di Lese di Sandro nacque probabilmente nell'autunno-inverno del 1421 a Firenze. Il nome Gozzolo, da cui derivò il soprannome dell'artista, compare nell'altro ramo della famiglia del pittore, agiati coltivatori e proprietari terrieri che risiedevano nel contado a San Colombano a Settimo.
Fu allievo di fra' Giovanni da Fiesole detto l'Angelico, divenendone il principale collaboratore nella decorazione ad affresco nel convento di San Marco. Almeno da 1439, comunque, lavorava già in modo indipendente assolvendo a commissioni più modeste.
Distaccatosi temporaneamente dalla bottega del frate domenicano, il 24 gennaio 1445 Benozzo entrò a far parte della schiera di collaboratori di Lorenzo Ghiberti impegnati nell'esecuzione della Porta 'del Paradiso' del Battistero.
Il contratto lo impegnava per tre anni, ma già nel 1447 tornò al fianco dell'Angelico, prima raggiungendolo a Roma e poi seguendolo a Orvieto per la decorazione della cappella di San Brizio nel Duomo. Nel contratto per tale impresa Benozzo è definito "consocio" dell'Angelico. Il Gozzoli si offrì di portare a termine il ciclo, ma non ricevette l'allogagione. Nel 1448 i due pittori erano di nuovo a Roma incaricati da Niccolò V di affrescare la cappella privata in Vaticano con le Storie dei Santi Stefano e Lorenzo, terminate entro il 1450.

Nel decennio seguente Benozzo fu impegnato in varie città dello Stato Pontificio fra Umbria e Lazio in dipinti su tavola o ad affresco. Fra il 1450 e il 1452 lasciò a Montefalco alcune fra le sue opere più importanti, fra cui gli affreschi in San Fortunato e in San Francesco. L'artista probabilmente continuò a operare fuori Firenze, pur rientrando saltuariamente in patria. Nel 1458 andò a Roma per realizzare stendardi destinati ai festeggiamenti per l'elezione al soglio pontificio di Pio II Piccolomini.

Tornato a Firenze, nel 1459 venne incaricato da Piero il Gottoso de' Medici di affrescare la cappella di Palazzo Medici con Il viaggio dei Magi, la veglia dei pastori e l'adorazione degli angeli. Si trattava di una commissione di grande prestigio la cui fama superò quella del suo stesso autore.
Benozzo si trattenne a Firenze per quattro anni: dipinse la Madonna e santi per la Compagnia della Purificazione con sede in San Marco (1461; Londra, National Gallery) e la tavola per gli Alessandri in San Pier Maggiore (predella al Metropolitan Museum, New York); si sposò con Lena di Luca, da cui avrebbe avuto molti figli; abitò in una casa di sua proprietà in via del Cocomero (oggi via Ricasoli).

Negli anni seguenti l'artista svolse la propria attività a San Gimignano e in altri centri della Valdelsa (Castelfiorentino, Monte Oliveto, Certaldo). A San Gimignano, avvalendosi dell'aiuto di vari collaboratori, Benozzo affrescò la cappella maggiore di Sant'Agostino (1464-5) ed eseguì varie altre opere a tempera o a fresco.
Alla fine del 1467 lasciò la cittadina per trasferirsi a Pisa, dove rimase fino al 1484. Dedicò gran parte del lungo soggiorno per realizzare il ciclo ad affresco con Scene bibliche sulla parete nord del Camposanto, che procurò molta popolarità. Nel frattempo assolse a varie commissioni in varie località dei dintorni, fra cui Legoli (dove si era temporaneamente trasferito per una pestilenza) e Volterra. Fra i collaboratori di questi anni figurano alcuni famigliari: i due fratelli Bernardo e Giovanni e i tre figli Francesco, Gerolamo e Alesso.

Dopo la cacciata da Firenze di Piero de' Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e l'arrivo di Carlo VIII di Francia (1494), Benozzo e gli altri pittori fiorentini residenti a Pisa dovettero lasciare la città, che con l'occasione aveva riconquistato l'indipendenza. Rientrato a Firenze, nel 1497 insieme a Cosimo Rosselli, Pietro Perugino e Filippino Lippi fu incaricato di stimare gli affreschi di Alesso Baldovinetti nella chiesa di Santa Trinita: si trattava dei migliori pittori frescanti, allora in città.
Poco dopo Benozzo si trasferì a Pistoia probabilmente per eseguire l'affresco della Maestà nella sala 'Ghibellina' del Palazzo Comunale. Ma non portò a termine l'opera per il sopraggiungere della morte forse a causa della peste. Fu sepolto nel Camposanto di Pisa.




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