'Testa di cavallo', di Donatello aggiungi alla cartella

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Opera:
Testa di cavallo - scultura

Autore, ambito:
Donatello (1386 circa -1466)

Epoca, data:
ante 1471

Ubicazione:
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Inventario:
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Dati Tecnici:
bronzo; h. cm 175, largh. max. cm 181

Provenienza:
Firenze; Napoli, Palazzo Carafa (dal 1471); donata al Museo Archeologico dall'ultimo principe di Colubrano Carafa nel 1809.

Descrizione, soggetto:
L’imponente testa è perfettamente in asse sul collo, dove si erge una corta criniera a cresta. Il taglio singolare del collo, in senso obliquo, fra pensare che la testa sia stata ricavata da un monumento più grande, concepito per essere visto da lontano e da un punto di vista ribassato, come fa ben intuire la fattura rapida e sintetica.

Notizie storiche:
La Testa di cavallo è menzionata per la prima volta in una lettera del 1471 in cui Diomede Carafa, conte di Madaloni, personalità di spicco della corte aragonese a Napoli ringrazia Lorenzo il Magnifico per avergli inviato in dono la scultura da Firenze. Da allora il bronzo rimase nel cortile di Palazzo Carafa (poi Santangelo), edificato nel XV secolo sull’attuale via San Biagio de’ Librai, in una zona corrispondente alla antica città greco-romana. L’immane scultura era circondata da vari pezzi scultorei, altrettanto degni di ammirazione, per la maggior parte antichi. Nel 1787 Goethe, nel suo soggiorno a Napoli, ammirò l’opera in bronzo ancora nel cortile di Palazzo Carafa, allora posta in una nicchia vicina ad una fontana, sistemazione che era spettata nel 1576 anche alla Testa di cavallo nel giardino di Palazzo Medicia Firenze.
Le fonti cinquecentesche riferiscono l’opera all’ambito di Donatello. Vasari invece nella prima edizione delle Vite (1550) la ricorda come un reperto archeologico, mentre nell’edizione successiva (1568) la attribuisce a Donatello, anche se - dice il biografo - molti la reputano antica. Dalla fine del Cinquecento alla fine dell’Ottocento il bronzo di Napoli è stato ritenuto un pezzo antico. La questione è rimasta controversa fino a oggi, dal momento che anche in tempi più recenti l’opera è stata giudicata ora antica collocabile nel III sec. a C., ora quattrocentesca riferibile all’ambito di Donatello.
Di recente, grazie a illuminanti ricerche documentarie e puntuali analisi storico-artistiche, è stata ricostruita la storia dell’imponente opera (Caglioti in The Light of Apollo... 2003).
Infatti,la Testa di cavallo di Napoli dovrebbe essere parte di un monumento equestre che Donatello avrebbe iniziato per Alfonso V d’Aragona, re di Napoli dal 1442 al 1458. Il monarca ambiva ottenere un monumento equestre a lui dedicato, simile a quello che Donatello stava concludendo a Padova per il Gattamelata, per collocarlo al centro dell’arco superiore dell’immane portale di ingresso a Castel Nuovo a Napoli, una delle opere più imponenti e ambiziose opere del primo Rinascimento italiano, improntata a un profondo interesse per l’antico. Desideroso da tempo di avere Donatello a Napoli per impegnarlo nella realizzazione del portale di Castel Nuovo, iniziato nel 1453, Alfonso riuscì a raggiungere l’artista grazie all’appoggio del mercante fiorentino Bartolomeo Serragli, agente di tante commissioni ad artisti fiorentini per committenti napoletani e di acquisti sul mercato antiquario per collezionisti di Firenze.
Nel febbraio del 1453 il Serragli inviò un proprio intermediario a Padova per stipulare un accordo con Donatello e pagargli un anticipo per “un cavallo di bronzo ancora da fare”.Nell’autunno del 1456 il Serragli effettuò altri pagamenti all’artista, che doveva aver portato a buon punto la parte superiore del monumento. Motivo ispiratore dell’opera fu probabilmente la Testa di cavallo antica che Donatello aveva visto a Firenze nel giardino di Palazzo Medici.
Di lì a poco però lo scultore dovette abbandonare l’opera bronzea non riuscendo a far fronte alle troppe commissioni, e nel 1457 andò a Siena, per poi tornare a Firenze solo nel 1461. Nel frattempo nel 1458 morirono sia re Alfonso che il Serragli. Il monumento di Donatello per Castel Nuovo rimase incompiuto, anche perchè il successore sul trono di Napoli, Ferrante I, non aveva l’interesse e il denaro per portare avanti i lavori dell’immane portale, ripresi solo nel 1465 e conclusi nel 1471. Intanto Donatello era morto nel 1466.
Nell’aprile del medesimo anno Lorenzo il Magnifico visitò Napoli e certamente vide il portale di Castel Nuovo, ancora in corso d’opera e privo del monumento equestre ad Alfonso d’Aragona. E’ facile pensare che il Magnifico, una volta tornato a Firenze, abbia recuperato la scultura incompiuta di Donatello e l’abbia fatta adattare a protome equina a se stante per poi inviarla a Diomede Carafa, quale massimo rappresentante della corte aragonese. L’opera infatti giunse a Napoli nel 1471, proprio l’anno della conclusione del portale.



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