Tazza Farnese aggiungi alla cartella

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Collezione:
Tazza Farnese

Autore, ambito:
Manifatture reali di Alessandria in Egitto

Committente, collezionista:
Lorenzo il Magnifico (1449-1492).

Epoca, data:
III-I sec. a. C. (probabile: metà del II sec. a.C.)

Ubicazione:
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Inventario:
n. 1782, inv. 27611.

Dati Tecnici:
Cammeo a due facce, in agata sardonica. Diametro: mm 200

Provenienza:
Persia, corti di Samarcanda o Herat (metà XV sec.) (?); Napoli, re Alfonso d'Aragona; Roma, collezione Paolo II Barbo (1457-1471 circa); Roma, papa Sisto IV Della Rovere; Lorenzo il Magnifico de' Medici (1471); Firenze, Palazzo Medici in via Larga (oggi via Cavour), studiolo al primo piano.

Descrizione, soggetto:
Il cammeo, a forma di coppa (chiamata “scodella” nei documenti) è inciso a rilievo su ambo le facce. Il lato esterno presenta un Gorgonèion, cioé una testa di Medusa, la Gorgone anguicrinita decapitata e uccisa da Perseo. Invece la faccia interna è illustrata con una scena mitologica, che rappresenta l’allegoria della fertilità del Nilo. Nella composizione di otto figure, l’uomo barbuto sulla sinistra con una cornucopia in mano, simbolo di abbondanza, è la personificazione del Nilo. La Sfinge ai suoi piedi è simbolo dell’Egitto. Su di essa è sdraiata Euthèneia, la personificazione della piena del Nilo che dà fertilità alla terra. In secondo piano, seminudo, con un sacco di grano e il giogo di un aratro, è Trittolemo, che ammaestrato da Demetra, ha coltivato per primo il grano ed è assimilato al dio Horus, figlio di Osiride e di Iside. I due giovani in alto, che volano, rappresentano i venti Etesii che soffiano favorendo l’inondazione. In basso a destra siedono due divinità seminude, due Horai, personificazioni di Stagioni: quella con la tazza è la stagione delle piene, mentre quella con la cornucopia è la stagione dei raccolti.

Notizie storiche:
La Tazza Farnese è una dei più grandi e più importanti cammei antichi a noi pervenuti. La datazione dell’opera oscilla fra il III e il I secolo a.C.. Giuliano (1973) propone di datarla alla metà del II secolo a.C. e di riferirla alle officine attive alla corte di Alessandria.
La gemma, ricordata nell’inventario dei beni del Magnifico stilato nel 1492, non reca inciso “LAV. R.MED.”, fatto apporre dal Medici a pezzi di maggior pregio della sua collezione. L’inventario comunque attribuisce al pezzo un valore elevatissimo: 10.000 fiorini.
Lorenzo il Magnifico venne in possesso della preziosa gemma nel 1471, quando era a Roma in qualità di ambasciatore per rendere omaggio al nuovo pontefice Sisto IV della Rovere. L’intaglio probabilmente aveva fatto parte della immane collezione di papa Paolo II Barbo, messa in liquidazione dal successore Sisto IV tramite il banco Medici-Tornabuoni (si veda: La collezione di gemme). Precedentemente il prezioso intaglio era stato posseduto da Alfonso d’Aragona re di Napoli, che forse l’aveva donato al Barbo, certo dopo il 1457 visto che il pregiato pezzo non è citato nell’inventario di tale anno (Acidini Luchinat 1991, p. 146).
Ai primi del Quattrocento la gemma doveva essere in Persia, dove fu copiata in un disegno del pittore Mohammed al Khayyam, attivo nei primi decenni del XV secolo. Si può congetturare che il cammeo sia pervenuto in Italia presso la corte aragonese tramite un’ambasceria di Venezia, dalla metà del XV secolo impegnata a tessere un sistema di allenze con Napoli, il papa e la Persia per bloccare l’avanzata turca (Beschi 1983).
Nel 1495, un anno dopo la cacciata dei Medici da Firenze, Piero il Fatuo, figlio del Magnifico, risulta ancora in possesso della gemma. Nel 1512 le collezioni di Piero, ormai morto, e quelle della famiglia tornarono in gran parte in Palazzo Medici: tale sorte toccò anche alla Tazza Farnese. Nella dimora in via Larga l’intaglio rimase fino al 1538, quando Margherita d’Austria, vedova di Alessandro de’ Medici, non portò via con sé le sue “gioie” ereditate dal marito. Con il matrimonio di Margherita con Ottavio Farnese, la celebre gemma entrò in collezione Farnese e da ciò derivò la denominazione di Tazza Farnese. Nel Settecento passò quindi nelle collezioni dei Borbone a Napoli (per le vicende collezionistiche, si veda : La collezione di gemme).
Entrata nel Museo Nazionale di Napoli, la Tazza Farnese fu danneggiata nella notte fra il 1° e il 2 ottobre del 1925 da un custode, Salvatore Aita, che colpì la bacheca dove era custodita la gemma facendola cadere e rompere. Nel restauro sono stati comunque ricomposti tutti i pezzi

Fortuna e critica:
Mentre era in collezione Medici, la gemma ha ispirato vari dipinti, specie per il motivo delle due figure volanti. Da esso derivano: la Nascita di Venere di Botticelli (Firenze, Uffizi), il Mito di Prometeo di Piero di Cosimo (Monaco di Baviera, Alte Pinakothek), la Cacciata di Attila di Raffaello (Città del Vaticano, Stanze Vaticane, Stanza di Eliodoro).



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