Soffitto della Cappella dei Magi aggiungi alla cartella

informazioni generali - apparati e documentazione

Ambiente, Architettura:
Soffitto

Autore, ambito:
Attribuito a: Michelozzo (1396-1472), progetto; Pagno di Lapo (1408-1470), esecuzione

Committente, collezionista:
Cosimo il Vecchio de' Medici (1389-1464)

Epoca, data:
entro il 1459

Ubicazione:
Firenze, Palazzo Medici Riccardi, Cappella dei Magi.

Dati Tecnici:
legno di tiglio (?) intarsiato, intagliato, dorato e dipinto

Descrizione, soggetto:
Lungo la struttura muraria delle pareti, corre un cornicione sontuoso, adorno da cornici a rilievo con vari motivi decorativi, quali palmette, fusarole e anelli. Tale cornicione funge da sostegno al soffitto ligneo intagliato, dorato e dipinto. Questo è costituito da due parti corrispondenti ai due vani principali della cappella, l’aula e la scarsella.
Nell’aula principale il soffitto ligneo presenta una zona centrale formata a cassettoni quadrati, ciascuno con un fiore a tutto tondo al centro, entro cornici a bande rettangolari con rosoni nei punti di intersezione. L’insieme a sua volta è chiuso da una cornice perimetrale ancora articolata in motivi a riquadri alternati a rosoni, doppia sui tre lati corrispondenti alle pareti della cappella.
Nella scarsella il soffitto è a fondo azzurro, su cui è incastonato al centro, dorato, il monogramma di Cristo entro il sole radiante iscritto entro una cornice circolare. La raffinata cornice è costituita dal ripetersi, a coppie contrapposte, del motivo di tre piume - rispettivamente rossa, bianca e verde - riunite fra loro e chiuse entro coppie di anelli. Nei triangoli fra la cornice circolare e il cornicione quadrato esterno, si trovano quattro anelli con la punta di diamante e il cartiglio intrecciato con la scritta semper, in oro e argento. Piume tricolori, anelli diamantati e il motto semper, sono alcune fra le più celebri divise o - secondo la dicitura moderna - imprese medicee, presenti diffusamente nella decorazione della cappella.

Notizie storiche:
Nella primavera del 1459, quando Gian Galeazzo Sforza fu ricevuto nella cappella da Cosimo il Vecchio de’ Medici, il soffitto - come il pavimento - erano conclusi e impreziosivano il sacello.
Alla fine del Seicento, quando il palazzo era ormai di proprietà dei Riccardi, la costruzione dello scalone del Foggini comportò un’importante modifica della struttura muraria dell’angolo sud-ovest della cappella, che fu traslata verso l’interno dell’aula: tale manomissione causò ovviamente la perdita di una porzione del soffitto ligneo.
Per le ulteriori notizie storiche riguardanti il soffitto, si veda la Scheda generale sull’ambiente della Cappella dei Magi.

Notizie Tecniche:
Dalle indagini effettuate in occasione dell’ultimo restauro (1988-1992) sono state rilevate varie informazioni.
Dai rilievi effettuati risulta che il soffitto sia stato realizzato in legno di tiglio.
Il soffitto dell’aula era ancorato tramite staffe, chiodi e cunei, a quattro travi parallele alle pareti e a loro volta ancorate alla struttura lignea superiore. Il soffitto della scarsella invece era ancorato alle travi inchiodate, che formano il cornicione esterno sulle pareti, e all’architrave sull’apertura fra i due vani.
I colori del soffitto erano il rosso carminio, l’azzurro oltremarino, il bianco e l’oro delle dorature. La doratura è ancora nella stesura originale, data a guazzo applicando foglie spesse d’oro zecchino con colla e acqua su bolo , a sua volta applicato sulla preparazione a base di gesso. La doratura è stata quindi brunita con pietra d’agata.
Per il restauro, si veda Acidini Luchinat 1992 e Marchetti, Consorzio Pegasus, 1992 (vedi: Bibliografia).

Fortuna e critica:
Come sostiene Cristina Acidini (1993 e prec.), il disegno del soffitto è riferibile a Michelozzo, per stile e moduli decorativi. L’esecuzione dell’apparato invece probabilmente si deve a Pagno di Lapo e alle maestranze a lui sottoposte.
L’eleganza del disegno e la ricercatezza della fattura del soffitto della cappella dei Magi come di altri soffitti del palazzo mediceo, trovano pochi esempi paragonabili. Uno di questi, suggerito dall’Acidini, è il soffitto dello studiolo di Federico da Montefeltro nel palazzo ducale di Gubbio, dalla critica assegnato a maestranze fiorentine (New York, Metropolitan Museum).



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