Sala d'angolo (già, loggia pubblica) aggiungi alla cartella

informazioni generali - apparati e documentazione

Ambiente, Architettura:
Sala d’angolo terrena (ex-loggia pubblica)

Autore, ambito:
Michelozzo (Firenze, 1396-1472)

Committente, collezionista:
Cosimo il Vecchio de' Medici (Firenze, 1389- Careggi/Firenze, 1464)

Epoca, data:
1450 ca. – 1517

Ubicazione:
Palazzo Medici, piano terreno; Firenze, via Cavour (già via Larga) n. 1

Descrizione, soggetto:
La sala a pianterreno all’angolo fra via Cavour e via de’ Gori era in origine la loggia pubblica di Palazzo Medici.
Ricavata nel XVI secolo, con la chiusura della loggia stessa, la sala si presenta voltata a lunette e a vele con pavimento in cotto e marmo. Sulle pareti sud ed est, prospicienti sulla strada, due monumentali finestre sono iscritte all’interno di arcate in pietra che in origine incorniciavano le aperture della loggia. Le finestre sono chiuse entro una imbotte squadrata rivestita in pietra serena, precedute da tre gradini. Sulla cornice superiore del vano delle finestre si trovano singolari elementi ornamentali che accompagnano i peducci: ciascuno di tali elementi reca una coppia di strisce curve tenute insieme da lacci.
Alla base delle arcate, si intravedono resti del pavimento originario della loggia, posto a una quota inferiore rispetto a quello odierno. Quest’ultimo è a riquadri in cotto.
Della loggia quattrocentesca sono inoltre visibili tre peducci in pietra forte che sostenevano l’antica volta e resti a bugnato dei pilastri d’angolo.

Notizie storiche:
Nel palazzo costruito alla metà del Quattrocento da Michelozzo per Cosimo il Vecchio de’ Medici, al posto della sala d’angolo c’era una loggia aperta sulla strada.
Tale loggia era di libero accesso dall’esterno, attraverso le due arcate che ora incorniciano le monumentali finestre inginocchiate. L’aspetto delle arcate a giorno è documentato dal dipinto di Francesco Granacci con l’Entrata di Carlo VIII a Firenze (Firenze, Uffizi).
Come tutti gli spazi esterni e pubblici del palazzo (eccetto il cortile), la loggia non aveva cantina. Infatti, dalla pianta dei sotterranei si recupera il vano a base quadrata della loggia quattrocentesca, dunque più piccolo della sala odierna. Come testimonia il Vasari (1568) (vedi Antologia), la volta era a crociera con “quattro archi di braccia dodici l’uno e alti sei”; perciò, le lunette erano larghe ciascuna 7 m., ampiezza pressoché coincidente con quella della parete corta della sala attuale (lunga circa 750 cm) (vedi PIANTE).
La loggia non era collegata con l’interno dell’edificio e non aveva arredi. Era destinata alle contrattazioni, ma era anche più in generale un luogo di incontro fra cittadini. La loggia sulla strada dava al palazzo un tratto molto insolito e caratteristico, che peraltro non ebbe particolare seguito nell’edilizia successiva, a differenza degli altri elementi caratterizzanti l’edificio mediceo, considerato da subito prototipo dell’architettura civile rinascimentale. Precedenti di logge aperte al pianterreno di palazzi fiorentini risultano rari e risalgono al XIV secolo: si ricordano, per esempio, i palazzi Scali-Buondelmonti e Gianfigliazzi entrambi in piazza Santa Trinita. Una simile loggia d’angolo al pianoterra era forse inserita nel Palagetto degli Alberti, poi Corsi (oggi sede del Museo Horne in via de’ Benci), risalente ancora al Trecento (Preyer 1990).

Nel 1512, caduta la Repubblica, i Medici - rientrati a Firenze dall’esilio e riappropriatisi dei propri beni - fecero collocare nella loggia d’angolo cannoni montati su carri a guardia della residenza di via Larga e a tutela della incolumità dei suoi abitatori (Bulst 1990, p. 120). Il caratteristico vano, privato del ruolo attribuitogli da Cosimo il Vecchio, sembrava così solo un ricordo di un passato ormai lontano.
Nel 1517 per ordine di Lorenzo duca di Urbino, che risiedeva nel palazzo, e forse su indicazione di suo zio, papa Leone X, la loggia medicea sul canto di via Larga venne chiusa. Si cancellava così per sempre quella relazione stringente fra l’interno del palazzo e il contesto urbano circostante, che era stato un connotato importante della residenza quattrocentesca. Nella tamponatura delle arcate furono inserite le finestre ‘inginocchiate’ realizzate su disegno di Michelangelo Buonarroti, che poi servirono da modello per le altre finestre al pianoterra dell’edificio. La nuova sala d’angolo così creata fu naturalmente collegata ai vani adiacenti con l’apertura di porte di accesso.

I soffitti del vano ricavato dalla loggia pubblica tamponata e quello di uno scrittoio attiguo furono decorati con stucchi dipinti e dorati da Giovanni Nanni detto Giovanni da Udine, fra il settembre del 1521 e l’aprile del 1522, per volere del cardinale Giulio de’ Medici poi papa Clemente VII.
Fra il 1534 e il 1536 Giorgio Vasari affrescò le quattro lunette della sala con altrettanti episodi della vita di Cesare, su commissione di Alessandro I de’ Medici, duca di Firenze.

Purtroppo sia le decorazioni di Giovanni da Udine che gli affreschi di Giorgio Vasari sono andati perduti in data imprecisata, ma certo fra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento. La perdita delle decorazioni fu causata dai lavori di ampliamento e di ristrutturazione della stanza: in tale occasione la volta crociera della sala, che risaliva alla struttura della loggia quattrocentesca, venne sostituita dall’attuale soffitto a volte e a vele. Tali lavori furono effettuati certo dopo il 1584. Infatti ne Il Riposo edito in tale anno, il Borghini descrive la sala con la volta a crociera e le decorazioni di Giovanni da Udine e Vasari (Borghini 1584, ed. 1967, pp. 493, 542 segg.).
La ristrutturazione potrebbe essere stata svolta nell’ambito dell’opera più generale di ricostruzione attuata nel 1587-1588, a seguito di un disastroso incendio che nel 1572 colpì il palazzo. Sicuramente, comunque, tali trasformazioni furono approntate entro il 1650, visto che nelle piante di tale anno la sala d’angolo a pianoterra risulta con soffitto e dimensioni attuali, più ampie rispetto a quelle della sala ricavata dalla chiusura della loggia quattrocentesca. Dunque nel frattempo la medesima sala era stata ampliata comprendendo in essa il vano dello stretto scrittoio adiacente alla parete ovest, posto fra la scala quattrocentesca e la loggia stessa. Le dimensioni di questa piccola stanza possono essere ricavate dal vano corrispondente ancora presente in cantina (vedi PIANTE).
La finestrella dello scrittoio aperta su via dei Gori venne tamponata; se ne individuano ancora le tracce nel bugnato esterno. Resti del corrimano della scala antica sono state rinvenute sulla parete dello stanzino, cui si accede dalla porta ovest della sala d’angolo. Tale stanzino, in origine anticamera dello studiolo, si trova sul dietro del vano della scala elicoidale, costruita nel XVII secolo abbattendo le rampe quattrocentesche.

All’inizio del XX secolo, durante il restauro architettonico del pianterreno del palazzo approntato dalla commissione presieduta da Arturo Linaker e diretto da Enrico Lusini, sono stati rinvenuti e lasciati a vista i tre peducci in pietra forte, gli archi e i pilastri dell’antica loggia. Inoltre, fu ripristinato il pavimento originario lasciandone intravedere i resti. Infine venne chiusa l’apertura sulla parete ovest, allora affacciata sul vano della scala elicoidale seicentesca.

La sala d’angolo fa oggi parte della serie di ambienti al pianoterra destinati alle esposizioni temporanee.



informazioni generali - apparati e documentazione