'Orfeo', di Baccio Bandinelli aggiungi alla cartella

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Opera:
Orfeo che incanta Cerbero col suo canto

Autore, ambito:
Baccio Bandinelli (1488-1560)

Committente, collezionista:
Cardinale Giulio de' Medici, poi papa Clemente VII (1478-1534)

Epoca, data:
1519 circa

Ubicazione:
Firenze, Palazzo Medici Riccardi, cortile delle Colonne (detto 'di Michelozzo')

Dati Tecnici:
marmo, H cm 200 circa (base, h. cm 10 circa)

Iscrizioni:
Firmato sulla base: “bacchivs bandinellvs faciebat”

Provenienza:
Ubicazione originaria

Descrizione, soggetto:
La scultura in marmo raffigura Orfeo che con il suo canto incanta Cerbero, il cane dalle tre teste, posto a guardia degli Inferi. Il volto del giovane ha lineamenti armoniosi, incorniciato dai riccioli dei lunghi capelli che ricadono morbidamente sulle spalle. L’eroe appare completamente nudo con un manto che scende dietro la schiena, sostenuto dal braccio sinistro. Porta i calzari. Con la mano destra tiene la base della lira, andata perduta. Cerbero mansueto è seduto dietro la gamba destra di Orfeo. Orfeo sembra lasciare alle sue spalle la belva ammansita per proseguire il suo cammino verso Euridice, volgendo lo sguardo verso l’alto.
Orfeo, figlio di Apollo o del dio-fiume Eagro,era un musico e un cantore sublime, capace con la sua lira di ammansire le belve feroci, di piegare le fronde degli alberi, di commuovere gli animi più crudeli. Nel suo disperato tentativo di raggiungere Euridice, l’amata consorte morta, nel mondo dell’Ade, supera ogni avversità placando i mostri e i feroci guardiani che incontra, grazie alla propria arte musicale. Per intercessione di Proserpina, Orfeo ottiene dal dio Plutone, sovrano del Regno dei Morti, di riportare Euridice con sé nel mondo dei vivi, a patto di non voltarsi a guardarla finché entrambi non fossero giunti alla luce sulla terra. Orfeo, però, appena giunto in prossimità della luce, si girò verso l’amata, perdendola così per sempre.
Il mito di Orfeo è riportato fra gli atri da Ovidio (Metamorfosi, X, 1-85) e Virgilio (Georgiche, IV, 453-527). Nel 1480 Agnolo Poliziano scrisse la Fabula di Orfeo.
Orfeo fu un tema mitologico caro ai Medici, poiché richiamava l’azione pacificatrice del loro governo su Firenze (Langedijk 1976). La politica medicea, improntata da saggezza e forza di persuasione, veniva così associata alla musica di Orfeo, che commuove e dolcemente placa gli animi: entrambe hanno il potere di civilizzare e stabilire armonia e concordia. Del resto l’effigie del mitico Orfeo con la lira richiamava quella del biblico re David con la cetra.
All’iconografia di Orfeo rimanda il bronzetto attribuito a Bertoldo di Giovanni, identificato anche con Apollo o Anfione, proveniente dalle collezioni medicee e ora al Museo del Bargello (inv. Bronzi n. 349). Un dipinto cinquecentesco (1537-1539 ca.?) riferibile all’ambito di Agnolo Bronzino, nel Philadelphia Museum of Art (inv. n. 1950-86-1),presenta il ritratto di Cosimo I - o, secondo altri, di Francesco I - in veste di Orfeo.

Notizie storiche:
Dopo il rientro dall’esilio nel 1512, i Medici si preoccuparono di riarredare gli ambienti al pianterreno di Palazzo Medici, soprattutto il cortile e il giardino, privati irrimediabilmente di alcuni capolavori rimasti di proprietà della Signoria, dopo la confisca effettuata nel 1495 con l’avvento della Repubblica.Così il cardinale Giulio (poi papa Clemente VII), cugino di papa Leone X, commissionò a Giovan Francesco Rustici un modello per un David in bronzo che sostituisse quello di Donatello, a cui nel frattempo la famiglia aveva rinunciato.
Secondo il Vasari (1568), il Rustici, pur avendo realizzato il modello in terracotta, perse la commissione, che venne passata Baccio Bandinelli. Questi, infatti, nel frattempo era andato a Roma da Leone X per chiedere l’incarico mostrando un proprio modello. I due modelli furono probabilmente eseguiti fra il 1515 e il 1517 (Caglioti 2000, p. 353).
Stando al racconto del Vasari (1568), il papa apprezzò molto l’opera del Bandinelli, ma invece di affidargli subito l’incarico di realizzare il nuovo David per Palazzo Medici a Firenze, lo mandò a lavorare nella basilica di Loreto. Tornato a Roma dopo aspri dissidi con Andrea Sansovino, Baccio finalmente ottenne la commissione della statua per il cortile di Palazzo Medici dal papa, grazie all’intercessione del cardinale Giulio.
Nel frattempo, però, ragioni di opportunità politica avevano spinto papa Leone X e il cardinale Giulio, suo cugino, a rinunciare al tema già proposto dal bronzo quattrocentesco, denso di significati e allusioni politiche e civiche, e a dirottare su un soggetto estraneo a tali significati (si veda sopra Descrizione, soggetto). Il cardinale Medici chiese a Baccio Bandinelli di scolpire in marmo Orfeo che incanta Cerbero, da porre su un nuovo piedistallo realizzato da Benedetto da Rovezzano e da Simone Mosca (si veda la scheda : ).
Il 12 luglio del 1519 Baccio Bandinelli risulta ricevere un blocco di marmo dall’Opera di Santa Maria del Fiore per una statua, che è stata ipoteticamente identificata con l’Orfeo (Waldmann 2004, p. XVI).
Per il suo Orfeo, il Bandinelli trasse ispirazione dall’Apollo del Belvedere (Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Pio-Clementino), rinvenuto alla fine del Quattrocento e posto dal 1511 nel cortile omonimo dei palazzi vaticani.
La statua del Bandinelli venne posta sul suo piedistallo nel cortile di Palazzo Medici, sotto l’arcata mediana del lato occidentale del porticato, in posizione arretrata rispetto all’incrocio delle diagonali del cortile dove un tempo era stato collocato il David di Donatello sulla colonna di Desiderio da Settignano. La collocazione dell’opera del Bandinelli avvenne quando Giulio “governava Firenze” (Vasari 1568), cioè alla fine del 1519: infatti, con la morte di Lorenzo di Piero de’ Medici, duca di Urbino e capitano della Repubblica fiorentina, avvenuta il 4 maggio del 1519, il governo di Firenze fu affidato temporaneamente a Goro Gheri, segretario di Lorenzo, finché nell’ottobre Giulio non assunse il controllo diretto.
Secondo Caglioti (2000, p. 353) la data della commissione dell’Orfeo al Bandinelli è da collocarsi a poco dopo l’estate del 1518, in vista dell’arrivo di Lorenzo di duca di Urbino, nipote di papa Leone X, in Francia dal marzo. Presso la corte di Francesco I, Lorenzo aveva infatti tenuto a battesimo il figlio del re e aveva sposato Maddalena de la Tour d’Auvergne. La coppia di sposi fece il suo ingresso trionfale a Firenze il 7 settembre.
Invece Rogers Mariotti (2001-2002) ritiene che il Bandinelli sia stato incaricato di eseguire la scultura dopo il maggio del 1519, cioè dopo la morte di Lorenzo duca di Urbino e l’insediamento del cardinale Giulio al potere a Firenze. In effetti, da allora il cardinale Medici (dal 1523 papa Clemente VII), d’accordo con papa Leone X finché fu in vita (cioè fino al 1521), commissionò una serie di opere che dovevano riportare le fabbriche medicee ai precedenti fasti e celebrare il primato politico della dinastia (si considerino per esempio la Sagrestia Nuova in San Lorenzo iniziata da Michelangelo nel novembre dello stesso 1519, gli stucchi di Giovanni da Udine del 1521-1522 in Palazzo Medici, il trasferimento del Laocoonte dello stesso Bandinelli nel giardino).



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