Mino da Fiesole, Busto di Piero il Gottoso de' Medici (1453-54) aggiungi alla cartella

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Opera:
scultura raffigurante il Busto di Piero di Cosimo de’ Medici, detto il Gottoso

Autore, ambito:
Mino da Fiesole (Papiano o Montemignaio, 1429 – Firenze, 1484)

Committente, collezionista:
Piero de' Medici detto il Gottoso (Firenze, 1416-1469)

Epoca, data:
1453-54

Ubicazione:
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Sculture n. 75

Dati Tecnici:
marmo, h. cm 54,5

Iscrizioni:
nella cavità inferiore, “petrvs cosmi filius / aetatis anno xxxvii / opvs mini scvltoris”.

Provenienza:
Firenze, Palazzo Medici, primo piano, camera dopo la sala grande in facciata, sopra la porta dell'anticamera (almeno dal 1492); Firenze, Palazzo Vecchio, Guardaroba (almeno dal 1553); Firenze, Galleria degli Uffizi (1704-1825); Firenze, Museo Nazionale del Bargello (fine XIX secolo)

Descrizione, soggetto:
La scultura ritrae Piero de’ Medici detto il Gottoso, figlio di Cosimo il Vecchio e padre di Lorenzo il Magnifico. Tagliato sotto le spalle, il busto è bloccato in una massa compatta quasi geometrizzante. Alla staticità della parte inferiore risponde che la testa si volge energicamente verso destra. Il volto presenta caratteri minutamente individuati: lo sguardo penetrante, la fronte aggrottata, la bocca serrata, il lungo naso appuntito. Anche l’abito è descritto in maniera particolareggiata e presenta una raffinata ornamentazione damascata e l’impresa medicea dell’anello con la punta di diamante che corre in serie lungo i bordi della giornea.

Notizie storiche:
Si tratta del più antico busto scolpito fra quelli pervenuti datati. Se da un lato si rifà ai rigidi busti-reliquiari medievali, dall’altro inaugura un genere che avrà particolare fortuna nel rinascimento: il busto-ritratto che riportava in auge un genere antico.
L’iscrizione sul marmo porta a datare l’opera al 1453-54, sulla base dell’età di Piero de’ Medici, nato nel 1416. Tale datazione è confermata da una lettera del 1456 scritta da Giovanni, fratello di Piero, in cui è citata l’opera.
L’inventario redatto alla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 (c. 14) registra il busto in Palazzo Medici nella “camera di Lorenzo” al primo piano sopra la porta che dava accesso all’anticamera entro una cornice a mezzaluna. In tale posizione la scultura poteva essere subito notata da chiunque saliva al piano nobile dalla scala padronale, percorreva la “sala grande” in facciata e varcava la porta in fondo entrando poi nella camera di Lorenzo, posta in infilata. Sulla cornice di quella porta che si affacciava nella camera c’era un busto che ritraeva Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo e moglie di Piero, del cui ritratto costituiva il pendant. Anche Giorgio Vasari (1568) ricorda nelle Vite che Mino da Fiesole fece in due “teste” i ritratti di Piero e Lucrezia, che per molti anni furono sopra due porte nella camera in origine dello stesso Piero in Palazzo Medici.
Una volta entrata nella Guardaroba di Cosimo I in Palazzo Vecchio, dove è ricordata per la prima volta nell’inventario del 1553, la scultura fu una importante fonte iconografica per le numerose serie iconografiche realizzate dagli artisti della corte medicea.

Fortuna e critica:
L’iscrizione sul marmo ha sempre aiutato l’identificazione e l’attribuzione della scultura. La preziosa scritta è stata temporaneamente dimenticata quando il busto è entrato negli Uffizi nella prima metà del Settecento ed è stato allora riconosciuta come un’opera classica raffigurante un sacerdote. Nel nuovo riordinamento lorenese della galleria, la scultura ha riacquistato la corretta denominazione ed è stata esposta nel Gabinetto delle Pitture Antiche.



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