Buonarroti, Michelangelo (1475-1564) 
- Personaggio:
- Michelangelo Buonarroti
- Estremi biografici:
- Caprese (Arezzo), 1475 – Roma, 1564
- Attività:
- architetto, pittore, poeta, scultore
- Luoghi:
- Firenze, Roma, Bologna, Siena
- Notizie biografiche:
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Michelangelo nacque il 6 marzo 1475 a Caprese vicino ad Arezzo, da Lodovico Buonarroti, allora podestà del luogo, e da Francesca di Neri di Miniato Del Sera. Al temine del mandato i Buonarroti tornarono a Firenze e il piccolo Michelangelo fu affidato a una balia presso una famiglia di scalpellini a Settignano, un paese sulle colline nei dintorni di Firenze.
Sia pure a malincuore, nel 1487 Ser Ludovico mise il figlio a bottega presso i pittori Domenico e David del Ghirlandaio, ma dopo appena un anno, su invito dell'amico Francesco Granacci, Michelangelo cominciò a frequentare il giardino delle sculture in piazza San Marco, di proprietà di Lorenzo il Magnifico. Qui, sotto la supervisione di Bertoldo di Giovanni, i giovani artisti potevano accedere per studiare copiare e imitare modelli scultorei antichi che il Magnifico aveva messo a disposizione. In occasione di queste frequentazioni il Buonarroti copiò una testa di vecchio fauno che attrasse l'attenzione del Magnifico. Fu un incontro cruciale per Michelangelo, che ebbe l'opportunità di essere ospitato in Palazzo Medici e di assimilare la cultura di tale ambiente. Risalgono ai primi anni novanta, la Madonna della scala e la Battaglia dei centauri (entrambi in Casa Buonarroti), che insieme ai disegni del periodo testimoniano le meditazioni del Buonarroti sull'antico e su Donatello, ma anche su Giotto, Giovanni Pisano, Masaccio. Morto il Magnifico nel 1492, Michelangelo trovò ospitalità presso il convento agostiniano di Santo Spirito, dove il priore gli permise di studiare i cadaveri sepolti negli ambienti claustrali: per contraccambiarlo, l'artista gli fece un Crocifisso ligneo (ancora in Santo Spirito).
Nell'ottobre del 1494 Michelangelo lasciò Firenze, dove di lì a poco sarebbero verificati eventi drammatici: l'insurrezione capeggiata da fra Girolamo Savonarola, la cacciata diPiero de' Medici e della sua famiglia, l'arrivo in città di Carlo VIII re di Francia. Il Buonarroti giunse a Bologna dove lavorò all'Arca di San Domenico. Rientrato a Firenze, tornò in rapporto con Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici - amico di vecchia data, di sentimenti repubblicani - che gli fornì lettere di presentazione per introdurlo nell'ambiente della curia pontificia e dei fiorentini residenti a Roma.
Nella città papale, dove giunse nel 1496, Michelangelo si immerse nel mondo del collezionismo romano, avvicinando con passione dialettica e originale le sculture antiche. Risiedette presso la casa del banchiere Jacopo Galli, che gli fece da tramite e garante per importanti commissioni: per il Bacco scolpito per il cardinale Raffaele Riario - poi rimasto in casa Galli - , la Pietà per il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII (oggi in San Pietro in Vaticano), e infine la pala d'altare dipinta per la chiesa di Sant'Agostino, da identificare probabilmente con il Seppellimento di Cristo alla National Gallery di Londra.
Nel 1501 Michelangelo tornò a Firenze e firmò il contratto per quindici statue a completamento dell'Altare Piccolomini nel Duomo di Siena, impresa mai portata a termine per il sopraggiungere di commissioni ben più prestigiose. Infatti gli Operai del Duomo di Firenze chiesero all'artista di scolpire il David, il "Gigante bianco" come venne chiamato una volta terminato. Nel 1504 una commissione appositamente convocata decise di collocare la statua, che appariva il simbolo delle virtù civiche dei fiorentini, in piazza della Signoria davanti al palazzo sede del governo repubblicano. Inoltre gli Operai del Duomo incaricarono l'artista di scolpire dodici statue di apostoli da collocare all'interno della chiesa, ma il Buonarroti di fatto portò avanti solo il San Matteo, lasciandolo peraltro incompiuto (ora alla Galleria dell'Accademia). Fra il 1503 e il 1504 il gonfaloniere della repubblica, Pier Soderini chiese a Michelangelo e a Leonardo di affrescare nel salone del Gran Consiglio di Palazzo della Signoria due imprese vittoriose del governo fiorentino: rispettivamente la Battaglia di Cascina e la Battaglia di Anghiari. Entrambi gli artisti arrivarono a realizzare i cartoni, ma non portarono mai a compimento i dipinti. Quei disegni divennero la "scuola del mondo", come scrisse Benvenuto Cellini, e su di essi si formarono i giovani artisti del tempo, prima della loro dispersione. Intanto il Buonarroti assolveva a varie commissioni private: scolpì la Madonna con il Bambino che nel 1506 partì per Bruges per essere collocata nella cattedrale nella cappella di Alexandre Mouscron; realizzò inoltre due tondi marmorei raffiguranti la Madonna con il Bambino e San Giovannino rispettivamente per Taddeo Taddei e Bartolomeo Pitti (Londra, Royal Academy of Arts; Firenze, Museo del Bargello); dipinse il tondo con una Sacra Famiglia per Agnolo e Maddalena Doni (Uffizi).
Per volere di Giulio II della Rovere, nel 1508 Michelangelo tornò a Roma per affrescare la volta della Cappella Sistina, impresa immane realizzata in quattro anni di duro e solitario lavoro. La volta raffigura la storia dell'umanità dalla sua creazione fino alla promessa della Redenzione, attraverso scene tratte dalla Genesi e dall'Antico Testamento e al cospetto dei Veggenti (Profeti e Sibille) e degli antenati di Cristo.
Nel frattempo Michelangelo volgeva il pensiero con rimpianto a un'altra opera gigantesca che il papa gli aveva affidato alcuni anni prima. Infatti, già nel 1505 Giulio II della Rovere aveva chiamato Michelangelo a Roma per chiedergli di realizzare il proprio mausoleo da situare in San Pietro. L'ambizioso progetto del monumento sepolcrale, che prevedeva varie sculture inserite in una imponente architettura a quattro facce e a tre livelli, fu presto accantonato dal pontefice: aveva così avuto inizio la "tragedia della sepoltura", che sarebbe durata quarant'anni. Morto il pontefice, Michelangelo stipulò nuovi contratti (1513, 1516, 1532) per il monumento funerario con gli eredi che vollero ridimensionare l'idea iniziale: per queste nuove versioni l'artista scolpì i due Schiavi ora al Louvre, i Prigioni alla Galleria dell'Accademia, la Vittoria di Palazzo Vecchio. Il Mosè sarebbe stato poi inserito nella redazione definitiva della tomba compiuta fra interruzioni e contrasti nel 1547, in parte da collaboratori, e situata in San Pietro in Vincoli.
Il procedere dei lavori per la sepoltura di Giulio II fu interrotto da altre commissioni molto impegnative. Sotto il pontificato di Leone X e di Clemente VII, entrambi de' Medici, Michelangelo soggiornò ripetutamente a Firenze per approntare una serie di interventi sul complesso di San Lorenzo, la chiesa su cui i Medici avevano il patronato. Il Buonarroti infatti fece il progetto della facciata, poi mai attuato; avviò il cantiere della Sagrestia Nuova dove furono collocate le tombe dei due "Magnifici" (Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano) e dei due "Capitani" (Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca di Urbino), queste ultime accompagnate da personificazioni del Tempo (il Giorno e la Notte, l'Aurora e il Crepuscolo); infine progettò la Biblioteca Laurenziana. L'artista interruppe le imprese medicee negli anni dell'ultima repubblica fiorentina (1527-1530) e, in vista dell'assedio delle truppe papali e imperiali, fu eletto fra i Nove della Milizia con l'incarico di predisporre le fortificazioni militari a sud della città.
Nel 1534 Michelangelo lasciò definitivamente Firenze e tornò a Roma. Sulla parete dietro l'altare della cappella Sistina affrescò il Giudizio Universale, incarico quest'ultimo affidato in un primo tempo da Clemente VII e poi confermato da papa Paolo III Farnese (1534-1536): a distanza di vent'anni dal dipinto della volta, il Giudizio rivelava una profonda frattura con il passato attraverso una visione apocalittica inquietante, di intensa spiritualità, senza riferimenti spazio-temporali, proiettata in primo piano in un movimento turbinoso. In questi anni scolpì il busto marmoreo raffigurante Bruto (Museo del Bargello) per l'esiliato fiorentino Niccolò Ridolfi, con cui l'artista condivideva gli ideali repubblicani. Seguirono quindi gli affreschi nella cappella Paolina (1542-1550), in cui risulta evidente la lacerante religiosità di Michelangelo, riflesso peraltro del travaglio vissuto dalla Chiesa stessa nel clima della riforma. Nei suoi scritti romani l'artista si dedicò molto alla poesia e alla riflessione filosofica. Intrattenne un fitto scambio epistolare con Tommaso de' Cavalieri e Vittoria Colonna, nei confronti dei quali dimostrava profondi sentimenti di amicizia.
Nominato "supremo architetto, scultore e pittore dei Palazzo apostolici", negli ultimi anni della sua vita Michelangelo si dedicò a vari progetti di architettura e urbanistica, fra cui la sistemazione di piazza del Campidoglio, il progetto della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, quello per Porta Pia (dal nome di papa Pio IV che l'aveva voluta). Divenne architetto della fabbrica di San Pietro e per essa ideò le absidi e la cupola.
Con il trascorrere degli anni e nonostante l'incalzare delle commissioni, il Buonarroti tornò più volte ad affrontare un tema da sempre particolarmente caro, la Pietà. A tale tema, l'artista dette alcune fra le sue interpretazioni più alte nelle sculture oggi al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze (Pietà Bandini) e al Castello Sforzesco di Milano (Pietà Rondanini). Quest'ultima, a cui l'artista lavorò incessantemente cambiando più volte la composizione, era in corso d'opera quando la morte colse Michelangelo quasi novantenne il 18 febbraio del 1564. Fino all'ultimo fu assistito dagli amici più cari, Tommaso de' Cavalieri e Daniele da Volterra.
Due mesi dopo, il nipote Leonardo Buonarroti trafugò il corpo di Michelangelo e lo portò a Firenze, dove venne sepolto in Santa Croce.
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