Lorenzo il Popolano, Lorenzo di Pierfrancesco detto (1463-1503) aggiungi alla cartella

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Personaggio:
Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, detto il Popolano

Estremi biografici:
Firenze, 1463 – Firenze, 20 maggio 1503

Attività:
banchiere

Luoghi:
Firenze

Notizie biografiche:
Figlio di Pierfrancesco de' Medici e di Laudomia Acciaiuoli, Lorenzo nacque a Firenze il 4 agosto 1463. Era il terzo Lorenzo della stirpe medicea, nipote di Lorenzo il Vecchio e biscugino di Lorenzo il Magnifico.
Per la prematura morte del padre Pierfrancesco (1476), Lorenzo rimase orfano all'età di 13 anni. Insieme al fratello Giovanni passò quindi sotto la tutela di Lorenzo il Magnifico, che allevò i suoi protetti insieme ai propri figli preoccupandosi di fornire loro una formazione colta e ricercata. Fra i maestri di Lorenzo junior, infatti, c'erano il poeta Naldo Naldi, l'umanista Giorgio Antonio di Amerigo Vespucci, il filosofo Marsilio Ficino e il letterato Agnolo Poliziano. Fra il 1476 e il 1490 il Ficino indirizzò al suo allievo, chiamato Laurentius minor, alcune lettere intessute di consigli, ammonimenti etici, esortazioni religiose ed elogi, che rispecchiano i principi fondanti della formazione di Lorenzo. Inoltre il filosofo era solito regalare libri al proprio pupillo che ne forgiassero fra cui il proprio Liber Vita e un manoscritto con i dialoghi di Platone. Per parte sua, il Poliziano - maestro principale dei rampolli di casa Medici nei quali infuse l'amore per l'antichità classica - dedicò a Lorenzo la selva Manto pubblicata nel 1482, due epigrammi nel 1484 e un'elegia intitolata Ad Laurentium Medicem juniorem. Dunque Lorenzo di Pierfrancesco crebbe nell'ambiente culturale e filosofico proprio dell'entourage del Magnifico, condividendone frequentazioni, interessi, ideali. Egli stesso fu poeta scrivendo versi in volgare e fu committente e protettore di artisti e letterati.
Lorenzo di Pierfrancesco fu un uomo d'affari dedito ad attività commerciali e bancarie. Si immatricolò con il fratello Giovanni nelle Arti del Cambio e di Calimala nel 1480 e nel 1485 e da solo nell'Arte della Seta nel 1497. Nel 1482 sposò Semiramide Appiani, figlia di Jacopo III signore di Piombino, matrimonio promosso e favorito dal Magnifico.
I rapporti con il cugino tutore si stavano però deteriorando, dato che questi si rifiutava di restituire la parte del patrimonio spettante ai figli di Pierfrancesco posto sotto la sua custodia e anzi ne aveva prelevato una grossa somma di denaro per far fronte alla crisi finanziaria del banco. Intanto il 1° ottobre 1484 Lorenzo di Pierfrancesco fu squalificato dall'elezione del consiglio dei Duecento per insolvenza nei confronti del fisco. La situazione precipitò a tal punto da poter essere ricomposta solo tramite un arbitrato legale, concluso il 22 novembre 1485. Nonostante la sentenza non soddisfacesse nessuna delle parti, i due fratelli ottennero come risarcimento la villa di Cafaggiolo e altre proprietà in Mugello.
In città Lorenzo di Pierfrancesco abitò nella "casa vecchia" di famiglia posta su via Larga a pochi passi dal palazzo fatto costruire da Cosimo il Vecchio, allora residenza del Magnifico e dei suoi figli. Gli ambienti della casa erano impreziositi da opere eccelse, ricordate negli inventari del 1499, del 1503 e del 1516: codici e libri rari come le Quintiliani Institutiones Oratoriae miniate da Francesco di Antonio del Chierico nel 1476; capolavori quali la Primavera e la Pallade e il Centauro di Botticelli. Secondo recenti contributi (vedi bibliografia: Baldini 2003, Cecchi 2005), quest'ultima opera potrebbe essere stata realizzata in occasione delle nozze di Lorenzo di Pierfrancesco (Cecchi 2005) oppure in vista di quelle del fratello Giovanni con Luisa figlia del Magnifico, poi mai celebrate per la morte improvvisa della promessa sposa (Baldini 2003). Fuori città Lorenzo possedeva la villa del Trebbio in Mugello, lasciata in eredità da Giovanni di Bicci al nonno Lorenzo il Vecchio. Nel 1477, su indicazione del Magnifico, acquistò villa di Castello.
L'ostilità nei confronti del ramo dei cugini, che sembrò – almeno apparentemente - ricomporsi dopo il contrasto del 1485, si riaccese dopo la morte del Magnifico (1492) nei due anni in cui il figlio di questi, Piero detto il Fatuo, fu Signore di Firenze. Lorenzo di Pierfrancesco assunse una posizione di tutto rilievo nell'ambito dell'oligarchia antimedicea, propensa a cercare la collaborazione del re di Francia, Carlo VIII, per rovesciare il governo di Piero. Nel maggio del 1494, per questo, fu condannato all'esilio insieme al fratello. Ma già nel novembre, dopo l'insurrezione popolare capeggiata da fra' Girolamo Savonarola e la cacciata di Piero il Fatuo e dei suoi figli (1494), Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco tornarono a Firenze e assunsero l'appellativo di Popolani in segno di fedeltà alla neonata repubblica fiorentina. Il 24 novembre 1494 Lorenzo venne eletto fra i venti Accoppiatori incaricati di riformare il sistema amministrativo, nonostante l'età stabilita dalla legge fosse i 40 anni.
Lorenzo il Popolano cercò quindi di dare particolare risalto alla propria figura tanto da essere considerato dalle famiglie gentilizie cittadine l'erede del primato politico e culturale del Magnifico. Infatti avviò una accorta attività diplomatica, si dedicò con impegno alle lettere, protesse artisti, come Botticelli e Michelangelo, e uomini di cultura, fra cui Alessandro Braccesi e Bartolomeo Scala che gli dedicarono le loro opere. Con il fratello Giovanni, ospitò e protesse letterati greci fra cui il poeta Michele Marullo detto il Tarcaniota autore del volume Hymni et Epigrammata dedicato allo stesso Lorenzo di Pierfrancesco e dato alle stampe il 26 novembre 1497. Lorenzo stesso scrisse versi e compose una sacra rappresentazione, l'Invenzione della Croce. Nel 1494 fondò una manifattura di ceramica, che poi trasferì a Cafaggiolo. Per suo volere, intorno al 1495 Michelangelo scolpì un San Giovannino, purtroppo perduto o mai identificato. Grazie proprio all'aiuto e alle lettere di presentazione di Lorenzo il Popolano, nel 1496 il Buonarroti partì per Roma e si introdusse nell'ambiente della curia e dei banchieri fiorentini trasferiti nella città papale. L'artista mantenne vivi i rapporti con il suo protettore inviandogli lettere: una di queste, datata 2 luglio 1496 fu recapitata al destinatario, allora a villa del Trebbio, da Botticelli. Con il pittore, Lorenzo minor alimentò un rapporto già iniziato molti anni addietro e gli commissionò varie opere, fra cui le decorazioni di alcune stanze della villa del Trebbio (1495) e di quella di Castello (1497), andate perdute. Inoltre forse già da tempo, l'artista lavorava alla serie di illustrazioni dell'Inferno di Dante miniate su 91 fogli di pergamena, oggi divisi fra la Biblioteca Vaticana e il Kupferstichkabinett di Berlino (1485-1500).
Intanto, mentre il governo andava assumendo un'impronta sempre più savonaroliana, gli esponenti delle maggiori famiglie fiorentine erano sempre più a rischio e sottoposti a diffidenze. Così Lorenzo di Pierfrancesco alternò sempre più viaggi nelle Fiandre a lunghi soggiorni presso la villa del Trebbio. Tornato a Firenze, dopo la morte del fratello Giovanni nel 1498, fu inviato come ambasciatore presso il nuovo re di Francia Luigi XII per render conto della riconquista di Bibbiena, occupata da truppe favorevoli a Piero il Fatuo e a Giuliano de' Medici. Ma ancora nel 1501 fu sospettato di aver favorito l'avanzata del Valentino per rovesciare il governo repubblicano. Morì a Firenze nel 1503




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