Lorenzo il Magnifico (1449-1492) aggiungi alla cartella

informazioni generali - apparati e documentazione

Personaggio:
Lorenzo di Piero di Cosimo de' Medici, detto il Magnifico

Estremi biografici:
Firenze, 1° gennaio 1449 – Careggi (Firenze), 8 aprile 1492

Attività:
banchiere; signore di Firenze

Luoghi:
Firenze

Notizie biografiche:
Giovinezza, prima attività politica, matrimonio

Lorenzo il Magnifico nacque a Firenze nel 1449 da Piero il Gottoso de' Medici e Lucrezia Tornabuoni.. La madre, donna colta e poetessa, ebbe un ruolo assai importante nella formazione culturale di Lorenzo. Fra i suoi educatori ci furono umanisti e filosofi, fra cui Gentile Becchi, Marsilio Ficino, Cristoforo Landino e Giovanni Agiropulo.
Ancora giovinetto Lorenzo fu protagonista di eventi pubblici e ufficiali. Piero infatti volle avviarlo assai presto alla vita politica.
A soli cinque anni Lorenzo fu presentato al duca Giovanni d'Angiò come erede delle fortune della stirpe. Nel 1459 a soli dieci anni prese parte alle feste organizzate in onore di Galeazzo Maria Sforza giunto a Firenze e ospite in Palazzo Medici. Nel 1465 fu inviato a Milano per partecipare alle nozze di Alfonso d'Aragona con Ippolita Maria Sforza. L'anno seguente in rappresentanza di Piero il Gottoso andò a Roma presso papa Paolo II e a Napoli presso Ferdinando I d'Aragona, con il compito di tessere proficui rapporti diplomatici con i due regnanti.
Intanto l'attentato contro Piero il Gottoso organizzato nel 1466 da Alessandro Acciaioli, Niccolò Sederini, Luca Pitti e Dietisalvi Neroni, sia pure sventato e concluso con l'esilio degli organizzatori, aveva dimostrato la difficile posizione dei Medici e il declino del loro consenso. Nello stesso tempo Firenze si stava attirando ostilità da altre città italiane come Venezia, Ferrara, Rimini, che quindi minacciavano i confini del suo stato.
Nel 1469 Lorenzo sposò Clarice Orsini, appartenente a un'influente famiglia dell'aristocrazia romana. Il matrimonio fu combinato grazie all'intermediazione di Giovanni Tornabuoni fratello di Lucrezia e zio di Lorenzo, residente a Roma dove dirigeva il banco Medici.

Erede di piero il gottoso
Morto Piero il 2 dicembre dello stesso anno, Tommaso Soderini persuade le grandi famiglie fiorentine a una sorta di plebiscito che confermava agli eredi Lorenzo e Giuliano, suo fratello minore, il primato nella Signoria e il potere che era stato del nonno e del padre. In realtà, vista la giovane età dei due Medici, i notabili fiorentini speravano di arrivare a un forma di governo oligarchico con l'emergere di varie famiglie.
Lorenzo entrò nella Balìa (assemblea legislativa straordinaria) e fu ammesso nel Consiglio dei Cento. Nel 1470 Firenze blocca il colpo di mano di alcuni fuoriusciti fiorentini che occuparono la città di Prato.
Ottiene presto importanti successi diplomatici. L'8 luglio del 1470 ottenne una conferma dell'accordo fra Milano e Napoli, entrambi alleati e sostenitori dei Medici. A Firenze nel luglio del 1471 ottenne dalla Balìa l'esclusione dei nemici personali e dei sospetti tali dagli elenchi degli eleggibili nei pubblici uffici (fra gli esclusi dallo scrutinio c'erano i Pazzi). La posizione politica di Lorenzo ne usciva così rafforzata.
Avendo dunque ampio raggio d'azione e ricoprendo una posizione di alto prestigio, il Medici continuò nell'opera di mediazione fra Milano e Napoli, di nuovo in contrasto. Nel 1471, in qualità di ambasciatore ufficiale della Repubblica fiorentina, andò personalmente a Roma per rendere omaggio al nuovo pontefice Sisto IV della Rovere, con il quale tentò di avviare un buon rapporto. Questi affidò al banco Medici il compito di sostenere le casse pontificie impoverite e dunque nominò Lorenzo tesoriere pontificio affidandogli l'ufficio della depositeria apostolica. Per parte sua il Magnifico chiese al pontefice di ammettere il fratello Giuliano alla porpora cardinalizia.
Non mancavano comunque i dissensi interni. Nel 1472 Volterra si ribellò per ottenere l'indipendenza dalla signoria fiorentina, Lorenzo fece inviare l'esercitò per reprimerla. Andato sul posto per organizzare l'opera di ricostruzione, impose l'edificazione di una fortezza per porre sotto controllo la popolazione.

La congiura dei Pazzi
I rapporti fra Lorenzo de' Medici e Sisto IV però presto si ruppero. Infatti il Magnifico oppose le schiere fiorentine all'esercito pontificio impegnato nella conquista di Imola e Faenza in Romagna a favore di Pietro e Girolamo Riario, nipoti del papa (1473), e nell'assedio di Città di Castello (1474) posta sotto la signoria di Niccolò Vitelli. Sisto IV revocò l'ufficio della depositeria al Medici e nominò arcivescovo di Pisa, Francesco Salviati, parente dei Pazzi, con l'intento di farlo poi arcivescovo di Firenze.
Per far fronte alla situazione, Lorenzo stipulò una lega fra Firenze, Venezia e Milano (2 novembre 1474). Il re di Napoli, contrario, si alleò a Siena per contrastare la città medicea. Con la morte di Galeazzo Maria Sforza a Firenze venne meno l'appoggio di Milano.
In un contesto denso di tensioni, contrasti e deboli alleanze, Girolamo Riario, i Pazzi, l'arcivescovo di Pisa e altre famiglie fiorentine organizzarono una congiura contro Lorenzo e Giuliano de' Medici con il sostegno di Sisto IV. La repubblica di Siena, Ferrante d'Aragona re di Napoli e Federico da Montefeltro, duca di Urbino, erano pronti a dare l'appoggio militare all'ingresso delle truppe pontificie a Firenze.
Il 26 aprile del 1478 la congiura dei Pazzi si tenne in Duomo. Ma di fatto l'attentato fallì: se Giuliano morì sotto le pugnalate, Lorenzo ferito riuscì a salvarsi e poté, con l'appoggio della Signoria, fronteggiare la situazione. Il papa reagì all'insuccesso lanciando la scomunica a Lorenzo e l'interdetto alla città, e muovendo guerra contro Firenze con il concorso del re di Napoli. Senza potere contare sull'aiuto dei tradizionali alleati, Lorenzo riuscì a risolvere la difficile guerra, andando personalmente a Napoli per convincere il re a recedere dalla lega col pontefice (dicembre 1479). Dopo che re Ferdinando d'Aragona in accordo con il Magnifico aveva ritirato le proprie truppe (6 marzo 1480), anche Sisto IV rinunciò alla guerra e ritirò interdetto e scomunica.
Tornato a Firenze dalla missione napoletana, Lorenzo venne acclamato come un liberatore. L'esito felice consolidò la posizione del Magnifico e diede rinnovata energia alla sua azione diplomatica.
Il Magnifico così approfittò della situazione propizia per istituire il Consiglio dei Settanta (1480), una assemblea quinquennale e rinnovabile posta direttamente sotto il suo controllo, costituita da persone di provata fedeltà al Medici, con poteri superiori a tutte le altre magistrature.
I tentativi di congiura che dopo sopravvennero furono tutti sventati, come nel 1481 ad opera di Frescobaldi, poi condannato a morte e nel 1485 per mano di Baldinotti Baldinotto ucciso dalla folla inferocita a Pistoia.


Ago della bilancia della politica italiana
Da allora Lorenzo sviluppò una politica estera tesa al mantenimento dell'equilibrio e la pace fra gli stati italiani: il Magnifico divenne così l'"ago della bilancia" della politica italiana.
Il Magnifico riuscì con determinazione a mantenere salda la lega tra Milano e Napoli, appena ricostituita.
Nella guerra di Ferrara (1482-1484) riuscì a dissuadere Luigi XI di Francia a entrare in campo in aiuto a Venezia.
Nella guerra dei baroni (1485-1486) si schierò a favore di Ferdinando d'Aragona, nonostante la disapprovazione dei fiorentini. Con intense trattative convinse papa Innocenzo VIII Cybo alla pace.
Entrò nei favori di quest'ultimo, tanto da far sposare la figlia Maddalena con Franceschetto Cybo, nipote del pontefice, nel 1487. Contemporaneamente rinnovò buoni rapporti anche con gli Orsini, con cui era imparentato tramite sua moglie Clarice: infatti fece sposare suo figlio Piero con Alfonsina Orsini.
Nel 1489 dopo ingenti finanziamenti alle casse pontificie e forti pressioni politiche, il Magnifico ottenne la porpora cardinalizia per il figlio secondogenito, Giovanni, già avviato alla carriera ecclesiastica.
I rapporti con il pontefice si facevano dunque molto stretti, tanto che Lorenzo divenne uno dei più fidati consiglieri di Innocenzo VIII. Approfittando del consenso, in veste di mediatore nei dissidi in territorio pontificio, il Magnifico spesso riuscì a far valere i propri interessi, come in Romagna, una volta assassinati Girolamo Riario, signore di Imola e Forlì, e Galeotto Manfredi, signore di Faenza nel 1488. A Perugia sostenne la signoria dei Baglioni nel 1490.
Strinse più saldamente il controllo dei territori toscani, anche dove non arrivava il dominio di Firenze. Nel 1484 Firenze conquistò Pietrasanta e nel 1487 Sarzana. Inoltre il Magnifico stabilì rapporti amichevoli con Lucca e riuscì a porre un fiduciario stabile a Siena (1489).
Nel 1489 Lorenzo tentò di placare la crisi intercorsa fra il papa e il re di Napoli, per immunità ai baroni ribelli e tributo feudale, proponendo un accordo accettato dalle parti nel 1492.
Ma mentre lavorava alla riconciliazione fra Roma e Napoli, Lorenzo vedeva progressivamente dissolversi l'alleanza di Milano. Infatti la Signoria degli Sforza tentava di allargare i propri domini in Romagna, Versilia e Lunigiana costituendo una minaccia per Firenze. Inoltre Ludovico il Moro cercò l'alleanza con la Francia di Carlo VIII.

La morte
Lorenzo il Magnifico morì l'8 aprile del 1492 nella villa di Careggi. Al suo capezzale c'erano Agnolo Poliziano e Pico della Mirandola. Negli ultimi giorni aveva ricevuto anche la visita di Girolamo Savonarola, chiamato a Firenze dallo stesso Lorenzo e divenuto priore di San Marco.
Il corpo del Magnifico fu esposto nella chiesa di San Marco. Passato poi nella sede della confraternita dei Magi venne trasportato in San Lorenzo dove vennero celebrate le esequie.
La sua sepoltura si trova ora nella Sagrestia Nuova di Michelangelo.
Il giorno della morte del Magnifico un fulmine colpì la palla dorata sulla cupola del Duomo: l'evento parve presago di sventura.
L'equilibrio politico italiano, che con tanta tenacia e tanto acume Lorenzo aveva perseguito, mostrava le prime incrinature che presto avrebbero portato alla discesa di Carlo VIII nella penisola. Intanto, a Firenze Girolamo Savonarola richiamava folle sempre più ampie con le sue prediche che annunciavano eventi apocalittici e invitano a recuperare fede e rigore.

Lorenzo scrittore
Lorenzo il Magnifico fu uno dei protagonisti della cultura fiorentina quattrocentesca e vi contribuì in prima persona come artefice con al sua attività di scrittore. In generale Lorenzo tende a mediare le tendenze letterarie del suo tempo interpretando i gusti della società fiorentina del tempo, in un nutrito ed eclettico corpus letterario costituito da rime e prose volgari.
Fin dai suoi primi componimenti, anteriori al 1469, Lorenzo presenta due maniere diverse di poetare: una – propria delle Rime - strettamente ispirata ai modi del Petrarca e dello Stilnovo, l'altra realistica e scherzosa con accenti rusticani. Quest'ultimo stile è riscontrabile in opere influenzate dall'arte di Luigi Pulci, il poeta più rappresentativo della "brigata" riunita intorno al Medici caratterizzata da un gusto popolareggiante. A tale maniera appartengono le due novelle Giacoppo e Ginevra, l'una una storia di beffe e amori licenziosi ispirata a Boccaccio, l'altra incompiuta di taglio sentimentale. Ad esse si aggiungono tre poemetti burleschi, da cui emergono le qualità di vivace ritrattista dell'autore: il Simposio in terzine, scherzosa rassegna di ubriaconi ("beoni") fiorentini, l'Uccellagione di starne in 45 ottave, una descrizione burlesca e caricaturale di una giornata di caccia, e la Nencia da Barberino, forse il capolavoro del Magnifico, una divertita rappresentazione di un amore rusticano.
Negli anni seguenti il Magnifico entro il 1484, ormai entrato a pieno titolo nella vita pubblica dopo la morte del padre (1469), scrisse opere ispirate al neoplatonismo e a Marsilio Ficino. Temi ricorrenti sono l'aspirazione a Dio e la condanna dei beni terreni. A tali caratteri rispondono il dialogo filosofico della Altercazione in terzine (1473-1474), i 7 Capitoli a sfondo religioso, il Comento (1481-1484) incompiuto, dove Lorenzo illustra quarantuno fra i più rappresentativi sonetti del suo canzoniere amoroso in chiave neoplatonica.
Nel 1476-1477 scrisse la Raccolta aragonese, una antologia di antiche rime italiane, inviata in dono a Federico d'Aragona, figlio di re Ferdinando, con una epistola introduttiva di Agnolo Poliziano.
Dopo il 1484, in un periodo di severo classicismo, Lorenzo fu molto influenzato dal Poliziano. Al letterato, si ispirano alcuni poemetti mitologici in volgare (Corinto, Apollo e Pan, Ambra) e le Selve, divagazioni amorose in ottave tratte dalle Sylvae. In questa fase affiora una profonda malinconia, che associata a un senso di precarietà sempre vivo permarrà fino alle ultime opere del Magnifico.
L'ultima attività letteraria di Lorenzo fu soprattutto a carattere religioso. Scrisse infatti la Rappresentazione di San Giovanni e Paolo, recitata nel febbraio del 1491, e le Laudi, composte per la settimana santa dello stesso anno. Come tali opere, così anche le Canzoni a ballo e i Canti carnascialeschi furono composti per rispondere al gusto del pubblico fiorentino. Fra i Canti carnascialeschi, nati dalle mascherate in occasione del Carnevale, è molto famosa la Canzona di Bacco (o Trionfo di Bacco e Arianna) composta nel 1490: a questa appartiene il malinconico "Quant'è bella giovinezza".

Lorenzo mecenate
Lorenzo il Magnifico è il più celebre mecenate del Rinascimento italiano. Egli ha segnato la cultura e l'arte del suo tempo non tanto come diretto committente quanto piuttosto come "arbitro del gusto" (Gombrich 1960, ed. 1973, p. 78), promuovendo le arti figurative, letterarie e musicali nel quadro del proprio disegno politico volto a rinsaldare il potere personale e famigliare.
Si circondò di un ambiente dai connotati colti, eleganti e ricercati, che però non prese mai l'aspetto vero e proprio di una corte principesca. Infatti tendeva mantenere la propria cerchia ristretta ai diretti collaboratori, cancellieri e fiduciari politici. Amava nominare personalmente tali collaboratori, così come altri consulenti, maestri, letterati, architetti e artisti, responsabili di incarichi pubblici e di imprese celebrative. Nello stesso modo Lorenzo sovrintese personalmente lo studio generale di Pisa, istituito nel 1472. Inoltre passò Agnolo Poliziano da responsabile della cancelleria privata a precettore di casa Medici.
Offrendo pubblicamente pareri e consigli, Lorenzo promosse un rapporto intenso e scambievole fra artisti e letterati della propria cerchia, evidente per esempio dal confronto delle opere di Botticelli, Bertoldo, Michelangelo, Poliziano, Ficino, Pico della Mirandola. Nel contempo, sviluppò la celebrazione di letterati e artisti appartenenti alla storia fiorentina, come Dante e Giotto.
Favorì il dibattito intellettuale sull'architettura, tanto che nel 1485 gli fu dedicata l'editio princeps del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti. Suo architetto prediletto fu Giuliano da San Gallo, a cui chiese di costruire la chiesa e il monastero per gli agostiniani osservanti (poi distrutto) e la Villa di Poggio a Caiano. A Firenze nessuna impresa pubblica veniva avviata senza l'approvazione o la supervisione del Magnifico. A lui si deve l'idea di una ricostruzione del quartiere di San Giovanni, con un nuovo palazzo mediceo in via Laura, progetto poi mai attuato. Fu Lorenzo a proporre il Sangallo per l'edificazione della sagrestia di Santo Spirito. Nel 1491, dietro pressioni del Magnifico, fu indetto un concorso per l'edificazione della nuova facciata del Duomo, poi mai realizzata. Del resto dalla fine degli anni Ottanta, nuove leggi appoggiate dal Medici favorirono lo sviluppo edilizio e la costruzione di importanti palazzi privati quali quelli di Filippo Strozzi e di Bartolomeo Scala, influenzati dalle idee laurenziane.
Come i suoi avi, Lorenzo continuò a guardare con interesse e sollecitudine alla chiesa di San Lorenzo e al suo complesso, a pochi passi da Palazzo Medici. Per la chiesa, con il fratello Giuliano commissionò a Verrocchio la tomba di Piero e Giovanni de' Medici (1469-1472).
Il Magnifico incoraggiò e praticò personalmente in maniera instancabile e spregiudicata il collezionismo di rare e preziose 'anticaglie', in particolare gemme, cammei, vasi in pietre dure, statue in marmo, opere eccelse riunite insieme alle collezioni di famiglia in Palazzo Medici e mostrate, fra l'altro, agli ospiti più illustri. Rivolse inoltre particolare cure alla raccolta libraria, costituendo il nucleo fondamentale della futura Biblioteca Laurenziana. Per favorire e individuare giovani talenti su cui investire denaro e energie, Lorenzo aprì il giardino delle sculture in piazza San Marco, affidandolo alle cure dell'amico Bertoldo: qui i giovani – fra cui Michelangelo - potevano liberamente entrare per confrontarsi e esercitarsi su pezzi archeologici messi a disposizione dal Medici.
Con la sua forte personalità, Lorenzo condizionò le preferenze di altri committenti e mecenati, anche al di fuori dei confini fiorentini. Lorenzo caldeggiò la commissione del Cenotafio di Niccolò Forteguerri nel Duomo di Pistoia a Andrea Verrocchio (1476) e quella di Santa Maria delle Carceri a Prato a Giuliano da Sangallo (1485). Dagli anni Ottanta, dopo che Firenze aveva siglato accordi di pace con lo Stato Pontificio e il regno di Napoli, il Magnifico inviò i migliori artisti fiorentini presso importanti corti italiane, spesso accompagnati da proprie lettere di presentazione: per esempio, mandò Leonardo presso gli Sforza a Milano (1481), Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Piero e Antonio Pollaiolo a Roma, Giuliano da Maiano presso il duca di Calabria a Napoli (1484), Filippino Lippi presso il cardinale Oliviero Carafa ancora a Roma (1488). Inoltre trasformò opere d'arte eccelse in doni diplomatici, come il disegno di un palazzo fatto dal Sangallo mandato al re di Napoli e due rilievi in marmo con Dario e Alessandro realizzati da Verrocchio recapitati al re d'Ungheria. Tali presentazioni e tali doni avevano lo scopo di accrescere il prestigio della posizione politica del Magnifico e la sua fama.
Parte importante nella Firenze laurenziana ebbero le feste pubbliche, religiose e profane. Verrocchio e Botticelli furono spesso impiegati nella realizzazione di apparati, drappi stendardi per i giochi cavallereschi che si tenevano nelle strade e nelle piazze della città.
Diversamente Lorenzo coltivava i propri interessi privati nelle eleganti residenze suburbane, luoghi di colta evasione immersi in una natura sapientemente ridisegnata, deputati a un vagheggiamento di un ideale classicheggiante di vita rurale. Emblematica in tal senso risulta la Villa di Poggio a Caiano, il "capriccio di Lorenzo" e la sua più importante commissione architettonica (1480 ca.), concepita secondo moduli 'all'antica' da Giuliano da Sangallo. Intorno al 1487 il Magnifico incaricò Botticelli, Perugino, Filippino e Ghirlandaio di affrescare la Villa di Spedaletto presso Volterra. A Verrocchio commissionò il David bronzeo poi donato con Giuliano alla Repubblica e il Putto con pesce per la villa di Careggi, dove Lorenzo amò riunire la cosiddetta Accademia Platonica.
In generale, dunque, il Magnifico impresse un preciso orientamento al contesto intellettuale e culturale entro il quale, in poco più di un decennio, si svilupparono le arti e le scienze nel solco di una insuperabile abilità tecnica. Talvolta però le scelte culturali di Lorenzo paiono contraddittorie: le predilezioni personali si diversificano da quelle dettate dalle necessità pubbliche, la continuità della tradizione familiare si contrappone a istanze innovative. Del resto una certa ambiguità nella personalità sfuggente di Lorenzo fu osservata già da Niccolò Machiavelli, che nelle Storie fiorentine scrisse: "si vedeva in lui essere due persone diverse, quasi con impossibile congiunzione congiunte" (1532, ed. Gaeta 1962, p. 576).




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