Le pitture murali di Benozzo Gozzoli: 'La veglia dei pastori' 
- Opera:
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La veglia dei pastori
- Autore, ambito:
- Benozzo Gozzoli (1421 circa-1497)
- Committente, collezionista:
- Cosimo il Vecchio de' Medici (1389-1464), Piero il Gottoso de' Medici (1416-1469)
- Epoca, data:
- post maggio del 1459 - ante 1464 (probabilmente, autunno-inverno 1459-1460)
- Ubicazione:
- Firenze, via Cavour n. 1: Palazzo Medici Riccardi, cappella dei Magi, due pareti a fascia ai lati della scarsella, sopra le porte delle sagrestiole.
- Dati Tecnici:
- Vedi scheda: Le pitture murali di Benozzo Gozzoli.
- Descrizione, soggetto:
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I pastori e i mandriani, silenziosi e assorti, con i loro animali aspettano l’annuncio della nascita di Gesù, ancora da compiersi. Uomini e animali, immersi nella dolce malinconia dell’ora crepuscolare, sono ignari di quanto sta per avvenire ma risultano immersi in un’atmosfera di presagio propria di una vigilia. Essi interrompono il corteo cavalleresco dei Magi, che si dispiega sulle pareti del vano più grande, e introducono nell’area sacra della scarsella, dove gli angeli accorrono ad adorare il Bambino raffigurato nella pala d’altare. Dal clamore mondano e fastoso del corteo dei tre re, attraverso la pausa lirica della veglia silente dei pastori si passa al mistico coro delle schiere angeliche.
Nelle due scene di sapore bucolico, gli umili protagonisti sono nobilitati da citazioni tratte modelli antichi. Il pastore barbuto, per esempio, presenta la posa delle gambe incrociate ispirata al Potos di Scopa e l’atteggiamento di riposo tratto dal tipo antico dell’Ercole appoggiato alla propria clava, perpendicolare a terra. Il mandriano in primo piano nella paretina di sinistra, appoggiato sul pianto di una roccia, con una mano che sostiene il mento e l’altra che stringe un bastoncello, assume la posa propria del temperamento ‘melanconico’, che caratterizza l’erudito chiuso nel suo studiolo preso da profonde meditazioni. Il bue accanto a lui pare tratta dal modello della vacca che allatta il vitello presente in un cammeo di corniola greco di epoca arcaica e diffuso da disegni entro taccuini e prontuari di modelli che circolavano entro le botteghe. Così il giovane pastore nella “facciuola” di destra appoggiato al proprio bastone è una figura piuttosto diffusa nei sarcofagi con soggetti pastorali.
Il bue e l’asino, ciascuno in primo piano nelle due scene omologhe, sono i due animali che, secondo la tradizione cristiana dettata dai vangeli apocrifi (cfr. lo Pseudo-Matteo), di solito compaiono nelle scene con la Natività, vicini al giaciglio dove è adagiato il Bambino appena nato. I due animali sono stati interpretati dalla patristica come simbolo dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma anche come allusione ai giudei (il bue) e ai pagani (l’asino), impersonati rispettivamente dai pastori e dai magi, entrambi in viaggio per andare ad adorare il Bambino appena nato. I due animali presenti nelle pitture del Gozzoli non compaiono nella pala d’altare della cappella dei Magi, dipinta da Filippo Lippi.
Nella scena di destra, accanto all’asino,da un piccolo stagno spuntano cinque canne o “tife” palustri.
In alto, sulla sinistra di entrambe le scene, un cane fa la guardia a un gruppo di pecore: i due cani, pur con qualche variante, sembrano tratti dal medesimo cartone.Del resto le due composizioni presentano una impaginazione analoga. - Notizie storiche:
- Vedi scheda: Le pitture murali di Benozzo Gozzoli.
- Notizie Tecniche:
- Vedi scheda: Le pitture murali di Benozzo Gozzoli.
- Fortuna e critica:
- Vedi scheda: Le pitture murali di Benozzo Gozzoli.
informazioni generali - apparati e documentazione
