La collezione di gioielli 
- Collezione:
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La collezione di gioielli
- Committente, collezionista:
- Giovanni di Bicci (1368-1429); Cosimo il Vecchio (1389-1464); Piero il Gottoso (1416-1469); Giovanni di Cosimo (1421-1463); Lorenzo il Magnifico (1449-1492), Giuliano di Piero (1453-1478); Lorenzo di Pierfrancesco (1463-1503); Giovanni di Pierfrancesco (1467-1498); Piero di Lorenzo (1472-1503).
- Epoca, data:
- XV secolo
- Ubicazione:
- perduta
- Notizie storiche:
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Già al tempo di Giovanni di Bicci, fra i beni di famiglia custoditi nella ”casa vecchia” i Medici possedevano una notevole quantità di gioielli e oggetti in oro e argento. Infatti, l’inventario del 1417 registra la presenza di paternostri in argento, corallo, ambra e avorio, agnusdei d’argento dorato, anelli con balasci zaffiri e diamanti, catene d’oro, bottoni d’argento e perle, cinture con fibbia, puntale e spranghe d’argento bianco o dorato, un cappello in velluto rosso ornato da perle, una ghirlanda con smalti (Sframeli 2003). Lo stile di tali preziosi doveva indirizzarsi verso lo stile tardogotico dell’oreficeria d’Oltralpe.
I beni preziosi già riuniti in casa di Giovanni di Bicci aumentarono e assunsero l’aspetto di una vera e propria raccolta con Cosimo il Vecchio. Questi si rivolgeva a orafi di grande abilità per la creazione di gioielli e montature. Fra questi c’era Lorenzo Ghiberti, che realizzò la montatura della corniola con Apollo, Marsia e Olympos oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Cosimo non ostentava pubblicamente i suoi preziosi ma li mostrava a suoi ospiti illustri. Flavio Biondo e Ciriaco d’ Ancona ricordano ammiratila raccolta, entrambi a Firenze nel 1433.
La raccolta medicea cominciò ad assumere i connotati di un vero e proprio tesoro con Piero il Gottoso, raffinato collezionista ed estimatore soprattutto di opere ‘in piccolo’ da porre nel proprio studiolo al primo piano di Palazzo Medici.
Gli inventari dei beni di Piero sono tre e risalgono rispettivamente al 1456, al 1463 e al 1465: se i primi due, che sono precedenti alla morte di Cosimo, registrano i beni privati di Piero, il terzo comprende anche quelli lasciti in eredità da Cosimo morto l’anno prima. In quest’ultimo il valore complessivo dei gioielli - esclusi i cammei - è di 17.689 fiorini. Fra essi sono registrati pezzi davvero sfarzosi come una collana d’oro fatta a trecce ornata da smalti, 234 perle, 27 punte di diamante, 27 rubini a mandorla, e con un pendente a vela, anch’esso smaltato e dotato di 12 perle, 3 rubini e un diamante, per un valore di mille fiorini. C’erano inoltre fermagli da spalla, brocchette da testa, pendenti, anelli, fili di perle, perle e pietre preziose (diamanti, balasci, zaffiri, smeraldi, rubini) sciolte, oltre a medaglie d’oro e d’argento, cammei e intagli, vasi in pietra dura e cristallo, mosaici, codici miniati e altro.
Lorenzo il Magnifico continuò ad arricchire la collezione lasciatagli dal padre e la mostrava ai suoi ospiti come segno di prestigio personale e potere. Nel 1471 Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, visitando Palazzo Medici rimase stupefatto di fronte a tante opere meravigliose, quali vasi, pietre preziose, gioielli, medaglie, libri e innumerevoli altri oggetti di raro pregio.
Lorenzo e i suoi familiari non portavano abitualmente i gioielli posseduti. Lo dimostrano i ritratti dipinti e scolpiti che ritraggono i Medici con aspetto sobrio, forniti di abiti di stoffe pregiate ma non sfarzose e solitamente privi di gioielli. Un esempio è offerto proprio dagli affreschi di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi.
Dalle testimonianze coeve si ricava che i Medici mostravano i propri gioielli in particolari occasioni, come i matrimoni, giostre cavalleresche e occasioni ufficiali. In occasione del suo matrimonio il Magnifico donò a Clarice Orsini una cinquantina di anelli, da dieci a sessanta fiorini l’uno, una saliera d’argento massiccio, broccati e altre preziosità (Sframeli 2003). La stessa Clarice possedeva una collana con quarantasei perle grosse con una perla a pera come pendente.
Anche l’altro ramo della famiglia che risiedeva nella ”casa vecchia”, possedeva una grande tesoro. Gli inventari dei beni di Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco registrano gioielli straordinari, come per esempio un fermaglio, di un valore di 1.500 ducati, con una punta di diamantee un balascio di trenta carati.
Nel 1481 i due fratelli ricevettero dal Magnifico molti gioielli come pegno per un prestito da loro concesso negli anni precedenti. L’inventario del 1° settembre del 1481, redatto dopo che erano già stati restituiti alcuni preziosi, registra gioielli ancora in pegno a Lorenzo e Giovanni di Pierfancesco per un valore complessivo di quasi 18.200 fiorini. Il pezzo più prezioso citato nell’elenco è una collana d’oro con dieci fermagli dotati di dieci balasci con sessanta perle e con altre novantatre perle su montature d’oro.
L’inventario dei beni del Magnifico, redatto alla sua morte nel 1492 e pervenuto nella copia stila da Stagio Stagi nel 1512, registra diciotto anelli con pietre preziose, due con zaffiri, tre con smeraldi, tre con diamanti, quattro con rubini, due con balasci, due con turchine e due con perle, nello Scrittoio di Lorenzo, già di suo padre Piero. A questi si aggiungono le cinture, gli ‘agnusdei’, i paternostri, le perle sciolte. Il gruppo più notevole di gioielli e di preziosi risulta situato nello Scrittoio del figlio del Magnifico, Piero il Fatuo. Qui si trovavano pezzi straordinari come il pendente con un diamante sfaccettato legato in un castone d’oro a forma di serpe con una perla a pera di 38 carati, oggetto stimato la cifra esorbitante di 3.000 fiorini. Merita inoltre menzionare il “Ruzo”, che significa ‘scherzo’ o ‘gioco delle mani’, un fermaglio da spalla con un balascio tagliato a cabochon, fissato con quattro griffes e incastonato senza foglia: il gioiello era già stato nelle mani di Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco che lo reclamarono in vano nel 1496.
Per i Medici i gioielli non solo permettevano di far sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza sia pur con prudenza e di fronte a una ristretta cerchia, ma offrivano anche l’opportunità di fare un investimento finanziario assai conveniente e duraturo nel tempo concentrato in un oggetto di dimensioni ridotte da collocare in ambienti privati assai ristretti. In questo senso i gioielli, soggetti ad essere venduti o permutati in denaro, assumevano un ruolo diverso nella collezione dei Medici rispetto alle gemme.
Con la cacciata dei Medici da Firenze, Piero il Fatuo portò con sé alcune dei suoi oggetti più preziosi, altri li nascose presso amici fidati, ma molti altri rimasero in Palazzo Medici. Alla fine del 1495, la Signoria mandò la maggior parte del tesoro mediceo, comprendente vasi, pietre preziose e gioielli, a Roma presso Lorenzo Tornabuoni che aveva rilevato il Banco Medici. Varie persone devote ai Medici si finsero in debito con la famiglia in maniera da essere rimborsati con i loro preziosi evitandone la dispersione.
Nonostante tante precauzioni e anche se molti dei gioielli quattrocenteschi probabilmente tornarono ai Medici al momento del loro rientro a Firenze (1512), oggi non ne è pervenuto nessuno.
informazioni generali - apparati e documentazione
