La collezione di gemme nel Quattrocento 
- Collezione:
- La collezione di gemme
- Committente, collezionista:
- Cosimo il Vecchio (1389-1464); Piero il Gottoso (1416-1469); Giovanni di Cosimo (1421-1463); Lorenzo il Magnifico (1449-1492), Giuliano di Piero (1453-1478).
- Epoca, data:
- 1450-1492 circa
- Ubicazione:
- Napoli, Museo Archeologico Nazionale
- Provenienza:
- Firenze, Palazzo Medici in via Larga (oggi via Cavour)
- Notizie storiche:
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Con il termine gemme si intende pietre, di solito dure o semipreziose, intagliate in cavo o a rilievo, denominate anche cammei o intagli. Le gemme erano una parte importante del tesoro custodito in Palazzo Medici, in ambienti ristretti adibiti allo studio e al collezionismo più ricercato come gli scrittoi o studioli. In particolare le gemme, insieme ai vasi in pietre dure, cristallo, oro e argento, medaglie antiche, monete, gioielli, erano custodite nello studiolo del capofamiglia al primo piano di Palazzo Medici, accanto alla cappella.
Cosimo il Vecchio fu l’iniziatore della raccolta medicea di gemme, almeno in parte forse acquisite dall’eredità dell’amico Niccolò Niccoli, morto nel 1437, umanista e bibliofilo protetto dallo stesso Medici. La collezione venne progressivamente incrementata dai figli di Cosimo, in particolare Piero, amante di un collezionismo particolarmente raffinato, e dal nipote Lorenzo, detto il Magnifico. Le opere di glittica risultano circa una sessantina nell’inventario dei beni del 1456, una trentina in quello del 1465 (stilato dopo la morte di Cosimo il Vecchio), 76 in quello del 1492 (dopo la scomparsa del Magnifico).
Per la prima volta Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentari ricorda una gemma posseduta dai Medici: si tratta della corniola con l’intaglio raffigurante Apollo, Marsia e Olympos, per la quale Lorenzo Ghiberti realizzò una montatura intorno al 1428. Inoltre il Ghiberti celebra ammirato ancheil calcedonio con Diomede e il Palladio, comprata dal Niccoli per 5 fiorini e poi venduta da questi a Luigi Scarampi per 200 ducati. Divenuta quindi di proprietà di papa Paolo II Barbo, la gemma - oggi perduta -entrò infine nel tesoro mediceo.
Infatti in collezione Medici entrarono numerose gemme della straordinaria collezionedel cardinale di San Marco, Pietro Barbo residente a Roma nell’attuale Palazzo Venezia e salito al soglio pontificio nel 1464 col nome appunto di Paolo II. La collezione Barbo - che il Magnifico già ammirò al tempo della sua prima visita a Roma nel 1465 - era di proporzioni eccezionali: già nel 1457 vantava 821 pietre incise, di cui 243 cammei e 578 intagli.
Alla morte del Barbo (1471), il nuovo papa Sisto IV Della Rovere fece probabilmente trasferire la straordinaria raccolta del suo predecessore in Castel Sant’Angelo appropriandosene e in parte mettendola in vendita tramite il banco Medici Tornabuoni. Lorenzo il Magnifico,quando nel 1471 tornò a Roma in veste di ambasciatore della Repubblica fiorentina per rendere omaggio a Sisto IV, ricevette da costui in dono o a un prezzo conveniente varie antichità (vedi:). Fra esse c’erano il calcedonio poi denominato Tazza Farnesee “molti altri cammei”, come ricorda lo stesso Lorenzo.
Nel 1487 il Magnifico acquistò per 150 ducati un’altra preziosa gemma a Roma, da Giovanni Ciampolini, mercante e collezionista, per il tramite di Luigi Lotti. L’intaglio è stato identificato con la corniola raffigurante il Carro di Fetonte, da qualcuno a suo tempo giudicata un ‘falso’ e citata nell’inventario dei beni del Magnifico (ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli).
In numerosi pezzi della sua raccolta, Lorenzo fece apporre l’iscrizione “LAV.R.MED.”.Nella collezione c’era anche l’intaglio perduto con Eros che guida una biga, soggetto molto noto interpretato come Il carro dell’anima e diffuso da varie repliche come il medaglione nel Busto di giovane al Bargello e il rilievo in terracotta invetriata nella villa di Poggio a Caiano.
L’originaria provenienza delle gemme antiche era assai varia e talvolta risulta molto incerta: probabilmente alcune erano state rinvenute nelle catacombe e nei cimiteri romani; altre erano giunte dalla Grecia e dall’Medio Oriente per mano dei crociati dopo il sacco di Costatinopoli del 1204 oppure tramite mercanti veneziani; altre ancora erano state importate dai profughi greci in fuga verso occidente dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi nel 1453.
Oltre a collezionare gemme antiche, i Medici e in particolare il Magnifico promossero la produzione della glittica e l’intaglio delle pietre dure anche fra gli artefici contemporanei. Lorenzo chiamò artefici specialisti nell’intaglio delle pietre dure come Pier Maria Serbaldi da Pescia detto Tagliacarne (1455-1520), esperto nel porfido e promosse la formazione di nuovi artisti come Giovanne delle Opere detto Giovanni delle Corniole (1470-1516), autore di un vivace Ritratto di Lorenzo il Magnifico eseguito in una piccola corniola ora al Museo degli Argenti di Firenze (inv. Gemme 1921 n. 331). Inoltre, i Medici mostravano questi capolavori minuti e straordinari ai loro ospiti a agli artisti che ne dovevano trarre ispirazione(si veda la<Nascita di Venere di Botticelli>).
La riproduzione di gemme collezionate da Cosimo, Piero e Lorenzo, o quantomeno da essi ammirate e conosciute, entra in decorazioni promosse dai Medici, come il fregio del cortile di Palazzo Medici e la volta del vestibolo di Santo Spirito. L’interesse dei Medici per la glittica e la numismatica ispirò anche la serie dei tondi in terracotta nel cortile di Villa Salviati al Cionfo, opera di Giovan Francesco Rustici eseguita per Jacopo Salviati, imparentato con Lorenzo il Magnifico.
Con la cacciata dei Medici, l’8 novembre del 1494 Piero il Fatuo, primogenito del Magnifico (morto nel 1492),portò con sé nella fuga alcuni fra le preziosità di famiglia. Fra queste c’erano tre gemme: la corniola con Apollo, Marsia e Olympos, il Carro di Fetonte (entrambi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e Diomede col Palladio (perduto). Inoltre, il Medici aveva già affidato alcuni dei suoi tesori a persone di fiducia (fra cui Michelangelo di Viviano da Gaiuole, padre di Baccio Bandinelli) in vista dell’arrivo in città delle truppe francesi capeggiate da re Carlo VIII. Per il resto, nonostante i tumulti, la Signoria riuscì a preservare dai saccheggi la preziosa raccolta di gemme e vasi in pietra dura conservata in Palazzo Medici. Alcuni pezzi furono inviati a Piero in esilio a Venezia, mentre altri furono affidati a Lorenzo Tornabuoni incaricato di pagare i debitori del banco Medici.Nel 1496 Piero de’ Medici chiese in prestito al banchiere Agostino Chigi 3000 ducati,cedendogli in pegno venti tavole e uno specchio d’argento e untondo in diaspro, tutti recanti 176 gemme incastonate.
Con il rientro a Firenze dei Medici, le gemme insieme alle altre preziosità furono in generale restituite ai loro legittimi proprietari.
Altri momenti critici per la raccolta furono nel 1527 con la seconda cacciata dei Medici e l’instaurarsi dell’ultima Repubblica e nel 1537 con l’assassinio di Alessandro, duca di Firenze e marito di Margherita d’ Austria, figlia naturale di Carlo V. Pochi mesi dopo la morte di Alessandro de’ Medici, l’imperatore incaricò il proprio ambasciatore a Firenze, Ferdinando de Silva, conte di Sifuentes, di tutelare gli interessi della figlia, garantendole il possesso di tutti i beni mobili comprese rare preziosità della collezione di Palazzo Medici, come le gemme.
La duchessa Margherita, che rifiutò la proposta di matrimonio di Cosimo I de’ Medici successore di Alessandro sul trono ducale di Firenze, partì il 10 luglio del 1537 per Roma, portando con sé fra l’altro la collezione di glittica. Quando, nel 1538, sposò Ottavio Farnese si trasferì da Palazzo Madama a Palazzo Farnese. Portò sempre con sé le gemme medicee - o almeno quelle più pregevoli - a cui teneva molto, anche quando andò nelle Fiandre in qualità di Reggente (1559-1567) e poi in Abruzzo, dove morì nel 1586.
Passata in eredità al figlio di Margherita, Alessandro Farnese (1545-1592), la raccolta delle gemme medicee confluì nella immensa collezione farnesiana di tesori di ogni epoca o tecnica. Nel 1731 tale eredità, passò da Antonio, rimasto senza prole, a Carlo Borbone, suo pronipote e infante di Spagna. Nel 1735 tesori passarono da Parma a Piacenza, per giungere via mare da Genova a Napoli.
Finora sono state individuate 23 gemme incise provenienti dal tesoro di Lorenzo il Magnifico, oggi conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Provengono tutte dalla raccolta di Paolo II Barbo e molte recano inciso “L.A.V.R. MED.”. Altre disperse sono state individuate confrontando le descrizioni negli inventari medicee con incisioni e calchi, che le riproducono. Infine altre ancora sono state individuate presso altre collezioni.
Nella importante mostra del 1972 (Il tesoro... 1973) sono state individuate 62 gemme, alcune delle quali - sia pure in minima parte -realizzate nel XV secolo.
informazioni generali - apparati e documentazione
