'Giuditta', di Andrea Mantegna aggiungi alla cartella

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Opera:
Giuditta - dipinto

Autore, ambito:
Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 1506)

Epoca, data:
1480 circa.

Ubicazione:
Washington (D.C.), National Gallery of Art

Inventario:
Widener Collection, inv. n. 638 (1942.9.42)

Dati Tecnici:
tempera su tavola con lumeggiature di oro in conchiglia e d'argento; il tergo dipinto a finto marmo; cm 30x18.

Iscrizioni:
a tergo, di mano più tarda: “an: montegn”

Provenienza:
Firenze, Palazzo Medici, studiolo di Lorenzo (1492). Carlo I (?), prima del 1624; William Herbert, 3rd Earl of Pembroke, fino al 1630; Wilton House (Wiltshire), Pembroke Collection, 1630-917; vendita Sotheby's, Londra, 5-10 luglio 1917; Agnew'S and Duveen, 1917; Carl Hamilton, New York; Duveen, 1921-23; Elkins Park (Pennsylvania), Lynnewood Hall, Joseph E. Widener.

Descrizione, soggetto:
Giuditta, vestita in peplo bianco e leggero e manto azzurro, ripone la testa di Oloferne appena tagliata nella sacca tenuta aperta dall’anziana serva. Questa è vestita all’orientale con pantalonie turbante bianchi e tunica gialla. Giuditta è all’apertura della tenda del guerriero ucciso, incorniciata dai lembi sollevati. Alle spalle dell’eroina sulla sinistra si intravede il piede di Oloferne adagiato sul proprio letto sontuoso.

Notizie storiche:
Il dipinto, la cui attribuzione ad Andrea Mantegna è stata di recente ribadita (A. Conti, in Il giardino di San Marco..., 1990), è identificabile con la “tavoletta” raffigurante una Giuditta con la testa di Oloferne registrata dall’inventario dei beni del Magnifico del 1492 nello studiolo. Nel documento l’opera è riferita ad “Andrea Squarcione”, nome con cui era talvolta chiamato Mantegna (da non confondere con Francesco Squarcione, suo maestro). L’opera ha una valutazione fra le più alte dell’inventario: venticinque fiorini, come la tavola con “storie dei santi padri” dell’Angelico (da alcuni identificata con la Tebaide degli Uffizi, suscitando pareri assai discordi). Infatti presso le signorie del Quattrocento e le loro collezioni principesche, le opere del Mantegna erano valutate quasi come i pezzi antichi, essendo egli reputato il pittore più importante di Italia.
Il medesimo inventario registra un’altra opera attribuita a Squarcione, un San Sebastiano nella camera di Lorenzo, anch’essa da riferirsi a Mantegna. Invece il Ritratto di Carlo de’ Medicidegli Uffizi, non è citato dall’inventario del 1492, anche se è documentato nelle collezioni medicee nel Cinquecento.
Databile intorno al 1480, la Giuditta di Washington è probabilmente ricordata da Lorenzo in una lettera del 1481 in cui il Medici ringrazia il pittore di avergli mandato una sua opera dipinta. In particolare a Firenze, dove il Mantegna aveva sostato nel 1466, il pittore dei Gonzaga era molto apprezzato e le sue opere - difficili da ottenere - molto ambite.
Il 23 febbraio del 1483 il Magnifico visitò la bottega di Mantegna a Mantova, dove ammirò anche teste scolpite e altre antichità collezionate dal pittore.



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