Giovanni di ser Giovanni, detto lo Scheggia (1406-1486) aggiungi alla cartella

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Personaggio:
Giovanni di ser Giovanni, detto lo Scheggia

Estremi biografici:
San Giovanni Valdarno (Arezzo), 1406- Firenze, 1486

Attività:
pittore, decoratore di arredi lignei

Luoghi:
Firenze; Francia

Notizie biografiche:
Nato nel 1406 a San Giovanni Valdarno, Giovanni era figlio di un notaio, di cui prese il nome, e di monna Jacopa. Inoltre era fratello minore di Masaccio (1401-1428), pittore ben più celebre, grande innovatore – insieme a Brunelleschi e Donatello – dell'arte rinascimentale fiorentina. Il nonno Mone, che era cassaio cioè un artigiano dedito alla costruzione dei cassoni, incise in maniera determinante nella formazione di Giovanni e indirizzò la sua attività futura, caratterizzata prevalentemente dalla decorazione di arredi domestici, come – appunto - cassoni, deschi parto, spalliere, forzieri, colmi. Giovanni veniva soprannominato lo Scheggia, per la corporatura esile ma forse anche per la specializzazione che assunse il suo lavoro sempre in contatto con manufatti lignei.
Dopo essere stato soldato di ventura, si stabilì a Firenze e nel 1420-1421 entrò nella bottega di Bicci di Lorenzo, artista legato ancora a stilemi tradizionalisti ormai attardati e insensibile alle novità prospettiche, ma anche alle raffinatezze più moderne del gotico internazionale. Giovanni passò quindi nella bottega del fratello Masaccio con cui abitava in via de' Servi insieme alla madre. La prima attività di Giovanni è infatti caratterizzata dalla spiccata influenza di Masaccio, che porta Giovanni a tradurre in termini geometrici le forme (come nella anconetta con la Madonna col Bambino e due angeli del Museo Horne a Firenze).
Nel 1432 si immatricolò nell'Arte dei Maestri di Pietra e Legname e l'anno seguente in quella dei Medici e Speziali, dove si iscrivevano i pittori, segno che l'artista si era ormai specializzato nella sua attività di decoratore di interni e arredi domestici, collaborando con intarsiatori e legnaioli. Ricevette per questo notevole apprezzamento in città, tanto da meritare commissioni anche per Palazzo Medici, fra cui una spalliera (perduta) dove era raffigurata la giostra del 1469, posta sopra a forzieri e cassoni nella camera di Lorenzo il Magnifico al primo piano (Cavazzini 1999, p. 13) . Come pittore di soggetti sacri, in pale d'altare e pitture murali di ampie proporzioni, lo Scheggia si rivolse preferibilmente al contado, soprattutto nel Valdarno.
Fra il 1436 e il 1440 collaborò alle tarsie della Sagrestia delle Messe in Duomo. Nel frattempo, dopo la morte del fratello (1428), Giovanni rivolgeva la propria attenzione verso quegli artisti che si erano dimostrati i più felici interpreti della lezione di Masaccio, quali l'Angelico, Domenico Veneziano e Filippo Lippi.
Intorno al 1449 realizzò il desco da parto di Lorenzo il Magnifico con il Trionfo della Fama (New York, Metropolitan Museum), capolavoro dell'artista
Nel 1456-1457 si data l'unica opera firmata dello Scheggia: l'affresco con il Martirio di San Sebastiano e le Storie di Sant'Antonio Abate nell'oratorio di San Lorenzo a San Giovanni Valdarno. Intorno a quest'opera la critica ha ricostruito il corpus di opere del pittore, in parte attingendo ai cataloghi riuniti sotto i nomi convenzionali del Maestro del Cassone Adimari e del Maestro di Fucecchio.
Fra le opere più importanti riferite allo Scheggia si ricordano inoltre il cosiddetto Cassone Adimari, in realtà un pannello da spalliera (Firenze, Galleria dell'Accademia), il desco da parto con il Gioco del civettino e i pannelli curvi con i Trionfi della Morte, della Fama, dell'Amore e dell'Eternità ora in Palazzo Davanzati (questi ultimi provenienti dalle collezioni medicee), la pala con la Madonna col Bambino e i santi Lazzaro, Marta, Maria Maddalena e Sebastiano proveniente dalla collegiata di Fucecchio (ora nel Museo Civico).




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