Giovanni di Averardo detto Bicci (1360-1429) aggiungi alla cartella

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Personaggio:
Giovanni di Averardo, detto Bicci, de' Medici

Estremi biografici:
Firenze, 1360 – Firenze, 20 febbraio 1429

Attività:
banchiere

Luoghi:
Firenze, Roma

Notizie biografiche:
Figlio di Averardo detto Bicci e di Giacoma degli Spini, Giovanni si dimostrò un abile uomo d'affari tanto da diventare uno dei banchieri più ricchi di Italia. Iniziò affiancando lo zio Vieri nella direzione del banco, prima come apprendista, poi come fattore e infine come socio minore. Nel 1385 era a capo della filiale romana del banco di Vieri e ne rilevava una parte grazie alla dote di 1500 fiorini portata dalla moglie, Piccarda Bueri. Dopo il ritiro di Vieri, nel 1393, Giovanni condusse da solo l'impresa di famiglia aumentandone capitale e prestigio grazie alla scelta oculata dei soci di minoranza. Nel 1397 trasferì la sede a Firenze nei pressi di Orsanmichele, ma mantenne a Roma il fulcro delle attività finanziarie riuscendo, a più riprese, a divenire il banchiere prediletto dal papa. Il banco Medici, con succursali in Italia e all'estero, divenne forse la principale compagnia bancaria in Europa, tanto che durante il concilio di Costanza (1415) monopolizzò le transazioni finanziarie di tutta Europa con l'Italia.
Giovanni di Bicci, dunque, concentrò la sua attività per porre le basi della fortuna finanziaria dei Medici, premessa fondamentale del successivo primato politico. Cominciò quindi a impegnarsi nella vita pubblica solo ai primi del Quattrocento, dopo aver consolidato il proprio successo economico. Dal 1402 fu eletto ripetutamente priore dell'Arte del Cambio (1402, 1408, 1411). Nel 1403 andò a Bologna in missione diplomatica. Venne inviato più volte in qualità di ambasciatore a Venezia e a Roma. Nel 1407 fu governatore di Pistoia. Nel 1419 fece parte dei Dieci di Balia. Nel 1421 venne nominato gonfaloniere di giustizia. Come i suoi predecessori, Giovanni era di idee democratiche prossimo al partito antimagnatizio: cercò infatti il consenso delle fasce sociali inferiori (il popolo minuto) e delle arti minori e contrastò lo strapotere della fazione oligarchica capeggiata da Rinaldo degli Albizzi e Niccolò da Uzzano. Ma in generale, il Medici mantenne sempre una posizione defilata rispetto ai grandi e pericolosi fatti cittadini e accolse le cariche pubbliche come onorificenze personali senza mai mostrare di ambire al potere politico.
Per primo nella sua famiglia, Giovanni promosse e finanziò opere d'arte e imprese architettoniche. La sua casa in via Larga aveva le pareti affrescate, assai rare allora a Firenze, ed era arredata con mobili dipinti da Dello Delli (perduti). Fu nella commissione convocata a giudicare la prova del concorso per la seconda porta del Battistero, che venne poi assegnata a Lorenzo Ghiberti (1401). In qualità di gonfaloniere partecipò alle decisioni del governo comunale riguardanti il finanziamento della costruzione dello Spedale degli Innocenti su progetto di Filippo Brunelleschi. Non appena fu pianificata la ricostruzione della nuova San Lorenzo, a pochi passi dalle case di famiglia in via Larga, Giovanni partecipò in maniera rilevante al finanziamento dell'impresa e commissionò a Filippo Brunelleschi il progetto della Sagrestia Vecchia e di una cappella adiacente nel transetto sinistro del nuovo complesso.
Il Medici protesse Baldassarre Cossa (o Coscia), suo cliente ed amico, divenuto l'antipapa Giovanni XXIII e poi nel 1415 destituito dal concilio di Costanza. Infatti, Giovanni di Bicci pagò il riscatto di 30.000 fiorini per ottenere la liberazione del Cossa incarcerato a Norimberga. Morto a Firenze nel 1419, il Cossa indicò il Medici e Niccolò da Uzzano fra i propri esecutori testamentari, incaricandoli di decidere collocazione e caratteristiche del proprio monumento funebre: questo fu realizzato da Donatello e Michelozzo e collocato nel Battistero.
Una volta morto, fu deposto in un sarcofago realizzato da Donatello con la collaborazione di aiuti, fra cui il Buggiano, figlio adottivo di Brunelleschi (1429 circa – 1433). La tomba venne situata sotto il tavolo in marmo e porfido al centro della Sagrestia Vecchia, da poco terminata da Brunelleschi. Le esequie, che lì si svolsero, costarono la cifra esorbitante di 3.000 fiorini. Appena due anni prima, nella denuncia del catasto del 1427, Giovanni di Bicci, quasi settantenne, aveva dichiarato 81.072 fiorini risultando l'uomo più ricco di Firenze dopo Palla Strozzi.
Da tempo Giovanni di Bicci era il personaggio più in vista della famiglia, l'unico davvero capace di sostenerne le sorti. Con prudenza, perseveranza e lungimiranza seppe costruire intorno a sé un consenso favorevole e una buona reputazione, che insieme a uno straordinario patrimonio costituivano la preziosa eredità lasciata ai figli, Cosimo e Lorenzo. Da costoro discesero i due rami principali della famiglia, quello dei 'Signori' che primeggiarono a Firenze nel Quattrocento e quello dei 'Granduchi' che governarono la Toscana dal Cinquecento al Settecento.


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