Finestra 'inginocchiata' 
- Ambiente, Architettura:
- Finestra ‘inginocchiata’
- Autore, ambito:
- Michelangelo Buonarroti (Caprese / Arezzo 1475 - Roma 1564), autore del modello
- Committente, collezionista:
- Lorenzo di Piero de' Medici, duca di Urbino (1492-1519); papa Leone X, Medici (1475-1521)
- Epoca, data:
- 1517
- Descrizione, soggetto:
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Al pianterreno di Palazzo Medici Riccardi si aprono quattro finestre ‘inginocchiate’, tre su via Cavour e una su via de’ Gori. Una quinta finestra con tale tipologia si trova su via Ginori, in corrispondenza della testa ovest della loggia sul giardino.
La monumentale finestra, con timpano superiore, è usata esclusivamente al pian terreno, dove il davanzale poggia su due sostegni sporgenti che assomigliano a due "gambe" dal ginocchio in giù, da cui il nome. - Notizie storiche:
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Le prime finestre ‘inginocchiate’ sono ritenuta essere quelle di Palazzo Medici, poste all’angolo fra via Cavour e via de’ Gori. Esse furono realizzate sulla base di un modello disegnato da Michelangelo.
Infatti, Lorenzo de’ Medici duca di Urbino, figlio di Piero il Fatuo e nipote del pontefice,volle chiudere la loggia d’angolo del palazzo aperta sulla strada all’incrocio fra via Larga (oggi via Cavour) e via de’ Gori, ricavando così un'altra stanza al piano terra. Secondo quanto riportato dalle fonti, il Medici incaricò il Buonarroti, mandato a Firenze da papa Leone X per lavorare al complesso di San Lorenzo: così l’artista “fece per il palazzo de’ Medici un modello delle finestre inginocchiate a quelle stanze che sono sul canto” (Vasari 1568). Le due aperture furono così costruite nel 1517, inserite nelle porzioni di parete che andarono a tamponare le rispettive arcate della loggia sulla strada; furono dotate di “gelosie di rame traforato, che sono cosa mirabile” disegnate dallo stesso artista e realizzate da un certo “Piloto orefice”. Tali finestre con le gelosie di rame sono rappresentate nell’affresco raffigurante via Larga, dipinto nel 1561 dallo Stradano in Palazzo Vecchio (vedi ICONOGRAFIA). Nell’affresco è raffigurata anche la terza ‘inginocchiata’ costruita al posto della porta settentrionale dell’edificio quattrocentesco. Le gelosie delle finestre a terreno furono poi sostituite da inferriate come si osserva nella stampa nella guida del Del Migliore del 1684 (vedi ICONOGRAFIA).
La quarta ‘inginocchiata’, che immette luce nella loggia costruita dai Riccardi nel giardino, fu aggiunta nel 1663, nell’ambito delle ristrutturazioni attuate dai nuovi proprietari del palazzo.
Infine l’ultima finestra inginocchiata inserita nella facciata su via Larga, all’estremità nord prima dell’ingresso sotto il terrazzino, fu approntata nel 1682. Il ‘finestrone’ fu inserito nell’arco dell’ultimo portale delle case annesse al palazzo quattrocentesco, nell’ambito dei lavori per la realizzazione del prolungamento verso nord della facciata, diretti in questa fase finale dallo scalpellino Agnolo Tortoli.
La finestra ‘inginocchiata’, disegnata da Michelangelo, risultò una novità a Firenze per le proporzioni imponenti, il taglio verticale e aggettante sulla strada, la nota classicheggiante del frontone e, soprattutto, le mensole a volute che conferiscono una nota dinamica e plastica alla struttura. Quel tipo di finestra, sia pure con varianti e ornati, diventò un elemento ricorrente al pianoterra dei palazzi fiorentini e toscani, nel periodo manierista e barocco.
informazioni generali - apparati e documentazione
