Cosimo I (1519-1574) aggiungi alla cartella

informazioni generali - apparati e documentazione

Personaggio:
Cosimo I de' Medici

Estremi biografici:
Firenze, 1519 – Castello (Firenze), 1574

Attività:
duca di Firenze (1537-1569); granduca di Toscana (1569-1574)

Luoghi:
Firenze

Notizie biografiche:
La giovinezza

Figlio di Giovanni delle Bande Nere e di Maria Salviati, Cosimo apparteneva al ramo cadetto della famiglia Medici discendente da Lorenzo il Vecchio.
Morto il padre (1526), visse con la madre in continue ristrettezze economiche. Per difendere il figlio di appena sette anni da papa Clemente VII e dal suo protetto Alessandro, Maria preferì risiedere con Cosimo nella Villa del Trebbio in Mugello lontano da Firenze. Nel suo ritiro Maria si dedicò personalmente all'educazione di Cosimo, che crebbe lontano dalla cerchia dei personaggi più eminenti della sua famiglia.

Duca di Firenze
Nel 1537, appena ricevuta notizia dell'omicidio di Alessandro (6 gennaio), Cosimo appena diciassettenne lasciò la villa del Trebbio per entrare in città dove ben pochi lo conoscevano. Si presentò davanti al senato dei Quarantotto e lo convinse a eleggerlo capo del governo e quindi duca di Firenze, con una provvisione promulgata solo tre giorni dopo (9 gennaio). Nel contempo fece promulgare un decreto con il quale il ramo di Lorenzino de' Medici, assassino di Alessandro, perdeva qualsiasi diritto di successione. Pochi mesi dopo giunse il privilegio imperiale con il quale Carlo V riconosceva la legittimità della successione di Cosimo al duca Alessandro (30 settembre, preceduto dal diploma del 21 giugno 1537 col sigillo del delegato imperiale Ferdinando de Silva conte di Cifuentes).
Da allora l'opera di Cosimo, nel quale si riunivano i due rami principali della stirpe medicea, fu tesa a costruire le fondamenta del granducato. Cosimo così inaugurava una nuova stagione della storia della famiglia Medici e di Firenze, attraverso il progressivo abbattimento delle antiche istituzione comunali ancora esistenti e una sistematica trasformazione in senso monarchico dell'amministrazione pubblica.
In tal modo, però, Cosimo tradì le aspettative di quanti lo avevano sostenuto confidando nel rispetto dell'autonomia delle magistrature elettive. Fra questi c'erano Giovan Battista Strozzi detto Filippo il Giovane (dal nome del padre), marito di Clarice di Piero de' Medici, Francesco Guicciardini, Baccio Valori, Niccolò Acciaioli. Nell'estate del 1537, i fuorusciti organizzarono un esercito sostenuto dalle truppe francesi al comando di Piero Strozzi, figlio di Giovan Battista. Cosimo affidò il comando delle sue milizie ad Alessandro Vitelli, che il 1° agosto con l'appoggio dell'esercito imperiale vinse le avanguardie dei fuoriusciti presso la rocca di Montemurlo, prese come prigionieri Giovan Battista Strozzi e Baccio Valori e costrinse Piero Strozzi con le sue truppe a ritirarsi. Era la prima vittoria militare di Cosimo I.
Ma il Medici non esauriva così le preoccupazioni per la propria incolumità: infatti, incaricò alcuni sicari di trovare e uccidere il cugino Lorenzino, poi assassinato a Venezia nel 1547.

Il matrimonio con Eleonora
Cosimo pensò a un importante matrimonio politico. Inizialmente chiese di sposare Margherita d'Asburgo, vedova di Alessandro, ma ricevette un netto rifiuto: Carlo V preferì concedere la mano della figlia a Ottavio Farnese, nipote del pontefice.
Allora Cosimo accettò di sposare una delle quattro figlie di don Pedro di Toledo marchese di Villafranca, vicerè di Napoli e luogotenente dell'imperatore Carlo V, scegliendo la secondogenita Eleonora. Il contratto matrimoniale fu stipulato a Napoli il 29 marzo 1539. Ad Eleonora fu assegnata una dote ricchissima (50.000 ducati).
La principessa giunse a Livorno il 22 giugno 1539 accompagnata dal fratello Garcia e da un nutrito seguito appartenente alla corte spagnola. Il giorno seguente incontrò a Pisa Cosimo de' Medici. Prima di entrare a Firenze i due sposi sostarono nella villa di Poggio a Caiano. Le nozze, celebrate in San Lorenzo, furono accompagnate da festeggiamenti e apparati grandiosi.
Il 25 marzo 1541 Eleonora dette alla luce il primo figlio maschio Francesco. Il battesimo fu celebrato il 1° agosto, in occasione del quarto anniversario della vittoria di Montemurlo. Padrino del bambino era Carlo V, madrina Maria d'Ungheria.
Eleonora fu una valida compagna per Cosimo che affiancò nelle scelte artistiche e culturali. Dal matrimonio nacquero undici figli, di cui solo quattro vissero oltre trent'anni: Francesco suo erede, Isabella, Pietro, Ferdinando.
Nel 1562 Eleonora, appena quarantenne, morì insieme ai piccoli Giovanni e Garcia di malaria a Pisa.

Da Palazzo Medici a Palazzo della Signoria
Il 25 maggio 1540, in occasione della festa dello Spirito Santo, il duca Cosimo I accompagnato dalla sua famiglia e dal suo seguito lasciò l'antico Palazzo Medici in via Larga e si insediò in Palazzo della Signoria. A difendere il duca e il suo palazzo venne posta una guarnigione di lanzichenecchi nella antica Loggia dei Priori, che da allora venne chiamata Loggia dei Lanzi. I trecento lanzichenecchi chiamati a Firenze dal duca come guardia personale furono alloggiati nelle case vicino alla loggia.
Subito furono avviati i lavori di ristrutturazione e di ampliamento del nuovo Palazzo Ducale, diretti prima da Battista del Tasso (1500-1555) e poi, dal 1555, da Giorgio Vasari. Insieme ai lavori alle strutture architettoniche, fin dall'iniziò Cosimo pensò al corredo ornamentale degli interni con dipinti, stucchi, rivestimenti lignei, sculture, arazzi. A tale impresa lavorarono fra gli altri, Agnolo Bronzino, Francesco Salviati, Baccio Bandinelli, Vincenzo de' Rossi, Giorgio Vasari con una valida equipe di collaboratori.
Nell'ambito di questi lavori Cosimo istituì la prima manifattura di stato, l'arazzeria, affidata ai maestri fiamminghi Giovanni Rost e Niccolò Karcher.


I primi anni di governo
I primi anni di governo furono per Cosimo molto difficili. L'ingerenza imperiale era assai pesante, per la presenza a Firenze di Don Giovanni de Luna, comandante della guarnigione spagnola nella fortezza fiorentina.
Cosimo dovette far fronte anche all'ostilità di papa Paolo III Farnese: infatti il pontefice avrebbe voluto assegnare il principato fiorentino al nipote Ottavio che aveva sposato Margherita d'Austria, vedova di Alessandro de' Medici. Inoltre sul ducato cadde l'interdetto papale poiché Cosimo si oppose duramente alle pesanti tasse richieste dal papa per le guerre contro turchi e protestanti. Le tensioni con Roma sarebbero cessate solo con la morte di Paolo III nel 1549 e l'elezione di Giulio III Del Monte, appoggiato dallo stesso Medici.

L'alleanza con Carlo V e la presa di Siena
Nel maggio 1543 Cosimo I andò a Genova ad incontrare Carlo V diretto in Germania. In tale occasione il duca Medici ottenne dall'imperatore la restituzione delle fortezze toscane (Firenze, Pisa, Livorno) ancora in mano agli imperiali e agli spagnoli, in cambio del pagamento di 100.000 scudi. Inoltre Cosimo promise di sostenere la guerra che l'imperatore stava per portare ai principi protestanti tedeschi (1543-1544).
Si trattò di un importante successo di Cosimo, che cominciò ad avviare una politica di progressivo affrancamento dalle grandi potenze asburgiche, sia pure rimanendo nella loro orbita di influenza.A partire dal 1543 Cosimo organizzò un attento sistema di fortificazioni sul territorio, atto a difendere il proprio stato dagli attacchi esterni, ma anche dalle minacce del banditismo interno e dei fuorusciti fiorentini.
Nel 1546 Cosimo dovette contribuire ancora con aiuti militari ed economici alla guerra portata dall'imperatore Carlo V ai principi luterani tedeschi, poi conclusa con la definitiva vittoria di Mühlberg avvenuta il 24 aprile del 1547. Carlo V in qualità di Gran Maestro dell'Ordine del Toson d'Oro ricompensò il Medici con la prestigiosa onorificenza riservata a una ristrettissima cerchia di cavalieri in Europa (1546).
Sotto la minaccia di un attacco della flotta turca alleata dei francesi sulle coste toscane, nel 1548 Cosimo I riuscì ad ottenere dall'imperatore il possesso dell'isola d'Elba. Il duca vi fece così costruire le fortificazioni di Porto Ferraio che da allora si chiamò Cosmopoli.
Il sodalizio con Carlo V, di cui Cosimo si dichiarava servitore fedelissimo, dette col tempo importanti frutti. Per il consolidamento dello stato ducale Cosimo capiva che stava diventando ormai di cruciale importanza la conquista di Siena, alleata della Francia e fiera oppositrice del potere mediceo e dell'ingerenza imperiale, dove i fuorusciti fiorentini trovavano rifugio e sostegno. Dopo il fallimento di una spedizione guidata dal vicerè di Napoli, Don Pedro, fra l'autunno e l'inverno del 1553 Cosimo si preparò a condurre personalmente la guerra per la conquista della repubblica senese. Per studiare la strategia dell'attacco, il duca di Firenze si fece fare un modellino della città da sconfiggere.
Affidò la spedizione al capitano imperiale Giangiacomo de' Medici marchese di Marignano, che nella notte fra il 26 e il 27 gennaio 1554 guidò le truppe ducali e imperiali contro le fortificazioni senesi. Sul retroscena dei lunghi combattimenti, l'inaugurazione celebrata nell'aprile in piazza della Signoria a Firenze del bellissimo Perseo in bronzo commissionato da Cosimo nove anni prima a Benvenuto Cellini assunse una valenza spiccatamente politica.
Finalmente il 2 agosto 1554 l'esercito del marchese di Marignano vinse clamorosamente le truppe agli ordini di Piero Strozzi, maresciallo di Francia, nella piana di Scannagallo presso Marciano in Val di Chiana. La battaglia fu decisiva per la conquista di Siena. Dopo mesi di assedio, il 17 aprile 1555 Siena stremata capitolò.
Il 3 luglio 1557 Filippo II, vicario dell'imperatore in Italia, concesse a Cosimo I l'investitura feudale dello stato di Siena e di Portoferraio. Lo Stato dei Presidi sulla costa (Monte Argentario, Orbetello, Talamone) rimase invece alla Spagna.
Il conflitto franco-asburgico, tenuto su più fronti, si concluse nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis, che sancì definitivamente il predominio spagnolo in Italia. Con esso Cosimo vide confermata dai privilegi imperiali l'investitura di due anni prima. Inoltre, in base a tale accordo riceveva Montalcino e i territori senesi non ancora assoggettati, appena ceduti dalla Francia alla Spagna.

Linea di governo e organizzazione dello Stato
In politica estera Cosimo I si dimostrò – come si è visto - un fedele alleato prima di Carlo V e poi di Filippo II, ai quali fra l'altro offrì ingenti aiuti finanziari e militari. Gli Asburgo dimostrarono stima e rispetto al Medici, tanto da ritirare le guarnigioni imperiali da Firenze e a Pisa e sostenere la politica e le imprese del duca di Firenze. Ma le grandi potenze cercarono nel contempo di frenare la politica di graduale indipendenza dello stato mediceo.
In politica interna Cosimo perseguì la realizzazione di un rigido assolutismo, che lo portò ad allontanare gli ottimati fiorentini dalle principali cariche dello stato. Fu invece pronto a sostenere la scalata sociale di uomini provenienti da strati sociali inferiori, che spesso arruolò fra i suoi segretari e i quadri della sua burocrazia. Fu inoltre molto attento a riorganizzare l'amministrazione pubblica. In controtendenza alla tradizionale prassi attuata dall'antica amministrazione comunale e repubblicana, Cosimo limitò i privilegi della città di Firenze nel confronti del contado e del resto del territorio dello stato. La sede della 'macchina amministrativa' così rinnovata fu il palazzo degli Uffizi, costruito nel 1560 da Giorgio Vasari, di fianco a Palazzo della Signoria.
Cosimo fece emanare un nuovo codice criminale e riorganizzò il sistema carcerario. Insediò il Capitano della Giustizia o Bargello nell'antico Palazzo del Capitano del Popolo (detto poi, appunto, Palazzo del Bargello).
Il duca di Firenze profuse un grande impegno per allargare gli orizzonti del proprio stato sul mare, incrementando flotte mercantili e militari. Allestì una flotta da guerra che partecipò alla battaglia di Lepanto. Cuore della flotta era l'ordine militare-religioso di Santo Stefano, istituito nel 1562 con il compito ufficiale di difendere la cristianità contro gli 'infedeli' nel Mediterraneo. Inoltre, Cosimo potenziò i porti di Livorno e di Portoferraio per ovviare al progressivo interramento del porto di Pisa. Per sviluppare vie di comunicazione, commercio e agricoltura, costruì strade, promosse opere di interesse pubblico, come canalizzazioni e bonifiche. La Fontana di piazza o del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze, realizzata a partire dal 1562 da Bartolomeo Ammannati sul posto di una antica cisterna pubblica, sta proprio a ricordare non solo il dominio di Cosimo-Nettuno sulla Toscana e sui suoi possedimenti marittimi, ma anche l'efficiente acquedotto fatto costruire dal duca per la città, a cui la vasca si collegava.
In generale Cosimo fu un uomo politico di grande talento, lucidità e tenacia, pragmatismo e chiarezza di intenti. Grazie a queste doti, creò un moderno stato monarchico razionalmente organizzato, un forte stato regionale emulo delle migliori monarchie europee.

Verso la nuova reggia di Palazzo Pitti
Nel 1565, il primogenito di Cosimo, Francesco, sposò Giovanna d'Austria, figlia dell'imperatore Ferdinando I d'Asburgo.
In vista dell'importante matrimonio dalle forti valenze politiche, Giorgio Vasari ebbe l'incarico di allestire gli apparati sontuosi e scenografici all'interno di Palazzo della Signoria. In quell'occasione, in soli cinque mesi Vasari costruì un corridoio (poi detto Corridoio Vasariano) che univa la loggia all'ultimo piano del palazzo degli Uffizi con la nuova residenza ducale in corso d'opera, Palazzo Pitti. Il 'palazzo nuovo' dei Medici, il cosiddetto palazzo del Poggio, era stato acquistato da Cosimo con i terreni attigui nel 1549 per l'ingente somma di 9.000 scudi attinti dalla dote di Eleonora di Toledo. La ristrutturazione e l'ampliamento dell'edificio spettarono a Bartolomeo Ammannati, che nel 1557 cominciò a lavorare alla fabbrica affiancato poi nel 1566 da Alfonso Parigi il Vecchio.
Nella sala centrale al primo piano, dove riceveva ambasciatori e alti prelati, Cosimo riunì la prima galleria di scultura antica nella Firenze ducale. Qui era infatti esposta una raffinata scelta di antichità romane reperite in una intensa campagna avviata nel 1560 - anno del primo viaggio di Cosimo a Roma - che seguiva a un ventennio di intenso collezionismo etrusco.
Come naturale proseguimento del cortile di Palazzo Pitti venne concepito il giardino, che si distende sulla collina dei "borgoli"( da cui il nome di Giardino di Boboli). I lavori del giardino furono portati avanti da Niccolò di Raffaello detto il Tribolo, che nel 1538 aveva ricevuto l'incarico da Cosimo di trasformare la villa e il giardino di Castello. Morto nel 1555 il Tribolo, si successero nella direzione dei lavori Marco del Tasso, Vasari e Ammannati (1563) e infine Buontalenti (1569).

La politica culturale e le arti
Mentre costituiva intorno a sé una corte all'altezza di quelle europee, Cosimo attento e instancabile plasmava la propria immagine e quella del principato, curando ogni dettaglio e usando svariati strumenti di potere, dalla diplomazia alle arti. Sin dai primi anni di governo, con la realizzazione della villa di Castello e del suo giardino, il duca Medici dimostrò di voler esercitare un severo controllo sulla cultura piegandola alla realizzazione di un programma di affermazione personale e dinastica di ampio respiro, unitario nei suoi intenti.
A Pisa Cosimo sviluppò lo Studio e fondò l'orto botanico. A Firenze istituì il Giardino de' Semplici e trasformò l'Accademia degli Umidi nella Accademia Fiorentina (1541), con il compito di promuovere il vernacolo toscano.
L'apice di questa attenta politica culturale, che mirava anche in questo campo a un controllo centralizzato, fu nel 1563 la fondazione dell'Accademia delle Arti del Disegno, la prima in Europa. Ispiratore e 'nume tutelare' dell'istituzione era considerato Michelangelo, mentre direttore e patrono Cosimo I. Al duca Medici, "solo padre, signore ed unico protettore di esse nostre arti", Giorgio Vasari – fra i principali promotori dell'Accademia - dedicò le sue Vite, le biografie degli artisti italiani vissuti sino al suo tempo, scritte in due edizioni (1550, 1568).
Gli artisti dell'Accademia si dedicarono a varie iniziative legate alla figura di Michelangelo: la sistemazione della Sagrestia Nuova, le esequie del grande artista morto nel 1564 celebrate in San Lorenzo, il suo monumento funerario in Santa Croce.
Agli artisti dell'Accademia spettò anche il compito di adeguare le grandi chiese cittadine (Santa Maria Novella, Santa Croce) ai dettami controriformati promulgati nelle sessioni per l'arte sacra nel Concilio di Trento (1564). Cosimo, del resto, aveva col tempo costruito un rapporto sempre più stretto con il papato con l'obbiettivo di ottenerne un pubblico riconoscimento.

La nomina a granduca
Nel 1564, Cosimo conferì al primogenito Francesco il titolo di reggente. Il duca era stanco, precocemente invecchiato, colpito da un'emorragia cerebrale a soli 48 anni, nonché afflitto da vari lutti di famiglia, fra cui quello della moglie Eleonora.
Da tempo sperava di ricevere un titolo regale che lo affrancasse dalla sua condizione di suddito imperiale. Finalmente, a rasserenare gli ultimi anni di vita, il 27 agosto 1569 Cosimo ottenne il riconoscimento più ambito: il titolo di granduca concesso dalla bolla pontificia di papa Paolo V. Seguì quindi l'incoronazione per mano del pontefice, l'anno seguente a Roma.
Il riconoscimento del titolo da parte di Spagna e Austria giunse solo tardivamente.

Gli ultimi anni
Dopo una relazione con Eleonora degli Albizi, nel 1571 Cosimo prese come moglie morganatica, Camilla Martelli, che già tre anni prima aveva dato alla luce una figlia nata dalla loro unione, Virginia. Il matrimonio fu molto osteggiato dai figli di Cosimo, il quale prese a vivere sempre più appartato a Villa di Castello.
Cosimo concluse la propria opera di mecenate con un'ultima grande impresa artistica: la decorazione dell'intradosso della cupola di Santa Maria del Fiore con l'affresco del Giudizio Universale affidato nel 1572 all'amico di sempre, Giorgio Vasari. Ma nel 1574 morirono sia il committente (il 21 aprile) che l'autore dell'impresa, ancora incompiuta.
La salma di Cosimo I venne esposta nella sala grande al primo piano di Palazzo Pitti, in un ambiente magniloquente, fra le bellissime opere classiche che il Medici vi aveva riunito. Le esequie furono celebrate in San Lorenzo in gran pompa.
La sua salma sarebbe stata poi deposta nella Cappella dei Principi fatta erigere a partire dal 1601 da Ferdinando I, figlio di Cosimo e terzo granduca di Toscana. Si realizzava così un desiderio manifestato dallo stesso Cosimo: un sacrario che custodisse i monumenti funerari dei granduchi Medici. Inoltre Ferdinando onorò a memoria del padre dedicandogli il monumento equestre in bronzo in piazza della Signoria realizzato da Giambologna (1594-1598).

I figli
Prima del matrimonio con Eleonora, Cosimo ebbe una figlia naturale, Bia (1537 circa – 1542), amatissima, cresciuta a corte e morta molto piccola. La madre è ignota. La relazione probabilmente risale ai tempi in cui Cosimo risiedeva ancora a Villa di Castello.
Da Eleonora Cosimo ebbe undici figli: Maria (1540-1557), Francesco (1541-1587), Isabella (1542-1576), Giovanni (1543-1562), Lucrezia (1545-1561), Pedricco (1546-1547), Garcia (1547-1562), Antonio (1548), Ferdinando (1549-1609), Anna (1553), Pietro (1554-1604). Solo quattro sopravvissero al padre. Successero a Cosimo sul trono granducale, prima Francesco e poi Ferdinando.
Dalla relazione con Eleonora degli Albizi nacque Giovanni (1567-1621).
Infine Camilla Martelli dette alla luce Virginia (1568-1615).




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