Angelico, fra' Giovanni da Fiesole detto (1395 ca. -1455) aggiungi alla cartella

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Personaggio:
Fra' Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro, detto Angelico o Beato Angelico.

Estremi biografici:
Vicchio di Mugello (Firenze), documentato dal 1417 – Roma, 1455

Attività:
frate domenicano, pittore, miniatore

Luoghi:
Vicchio di Mugello (Firenze), Fiesole (Firenze), Firenze, Roma, Orvieto

Notizie biografiche:
Nato nel Mugello probabilmente alla fine del Trecento, Guido di Pietro era già attivo come pittore nel 1417. In seguito, prese i voti col nome di fra' Giovanni ed entrò nel convento di San Domenico a Fiesole appartenente ai domenicani osservanti. Le sue prime opere, miniature e tavole dipinte, denotano una formazione in ambito tardogotico, influenzata dai modi di Gentile da Fabriano e soprattutto di Lorenzo Monaco, oltre che dalla miniatura e all'oreficeria d'Oltralpe (cfr.: Diurno domenicale 3, Firenze, Biblioteca Laurenziana; Trittico di san Pietro Martire, Firenze, Museo di San Marco). Ben presto, però, fra' Giovanni dimostrò un crescente interesse per l'opera di Masaccio che lo portò poi ad aderire alla nuova concezione plastica e prospettica della rappresentazione (Messale 558: Annunciazione, Adorazione dei Magi, Giudizio Universale, Firenze, Museo di San Marco; Pala di Santa Trinita, Firenze, Museo di San Marco). L'Angelico così tradusse il linguaggio di Masaccio, sintetico, coerente, monumentale, in termini di luce, di colore e di grazia, approntando una formula del tutto rinnovata dell'arte sacra.
Con Lorenzo Ghiberti, con cui condivise interessi, frequentazioni e percorsi, l'Angelico realizzò il Tabernacolo dei Linaioli nel 1433 (Firenze, Museo di San Marco). Nel 1438 fra' Giovanni si trasferì nel convento domenicano di San Marco a Firenze, in corso di ristrutturazione per volere di Cosimo il Vecchio de' Medici e per opera di Michelozzo. Il frate, incaricato di realizzare la decorazione pittorica del complesso, dipinse la pala per l'altar maggiore della chiesa (la Pala di San Marco, 1438-1443, ora nel Museo di San Marco) e affrescò molti ambienti del convento. Con il procedere dei lavori, lo stile dell'Angelico acquistò una semplificazione e una nitidezza formale sempre maggiori entrando in perfetta sintonia con l'architettura di Michelozzo. Per portare a compimento un'impresa tanto impegnativa, conclusa entro il 1446, si avvalse dell'aiuto di alcuni collaboratori, fra cui Benozzo Gozzoli.
Nel 1446 papa Eugenio IV, che tre anni prima aveva riconsacrato a Firenze la chiesa di San Marco, chiamò l'Angelico a Roma per eseguire alcune opere – perdute – in San Pietro e Palazzo Apostolico. Nell'estate dell'anno seguente l'Angelico si assentò temporaneamente dalla città pontificia per trasferirsi a Orvieto dove con Benozzo Gozzoli e altri collaboratori iniziò gli affreschi della cappella di San Brizio in Duomo (poi portati avanti da Luca Signorelli alla fine del secolo). Tornato a Roma, nel 1448 affrescò la cappella privata di papa Niccolò V (detta la cappella Niccolina) con le Storie dei santi Lorenzo e Stefano, in cui il racconto si fa epico e solenne, ritmato da scenari di sapore classicheggiante con citazioni di architetture romane inquadrate prospetticamente.
Tornato a Firenze, dipinse la Pala di Bosco ai Frari (1450-52; Firenze, Museo di San Marco) per il convento di San Bonaventura in Mugello di cui era patrono Cosimo il Vecchio de' Medici. Inoltre, l'Angelico viene interpellato per affrescare il coro del Duomo di Prato e, dopo il suo rifiuto, la commissione fu passata a Filippo Lippi. Intanto nel 1450 diventava priore del convento di San Domenico a Fiesole, ricoprendo tale carica fino al 1452. L'ultima grande opera del pittore sono i quaranta pannelli dipinti per l'Armadio degli Argenti della Santissima Annunziata commissionati da Piero de' Medici (trentadue pannelli sono ora al Museo di San Marco). L'artista ripartì quindi per Roma dove morì il 18 febbraio del 1455 e fu sepolto in Santa Maria Sopra Minerva.




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