Adorazione di Palazzo Medici, di Filippo Lippi aggiungi alla cartella

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Opera:
Adorazione del Bambino con i santi Giovanni Battista e Bernardo di Chiaravalle (‘Adorazione di Palazzo Medici’)

Autore, ambito:
Filippo Lippi (1406 circa – 1469)

Committente, collezionista:
Cosimo il Vecchio de' Medici (1389-1464)

Epoca, data:
1455-1459 circa

Ubicazione:
Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie

Inventario:
cat. n. 69

Dati Tecnici:
tavola, cm 129,5x118,5 (superficie dipinta cm 127x116); cornice originale

Iscrizioni:
firmata sul manico dell’ascia “Frater Philippus P.”; sul cartiglio in mano a san Giovannino “ecce agnus dei ecce..

Provenienza:
Firenze, Palazzo Medici, cappella dei Magi (1459); Palazzo Vecchio (1494); Palazzo Medici, cappella dei Magi (dal XV I secolo); collezione del banchiere inglese Edward Solly (1814); Berlino, Gemäldegalerie (1821).

Descrizione, soggetto:
L’iconografia della pala dipinta da Filippo Lippi per la cappella Medici è assai complessa e richiama i temi dell’Incarnazione, della Passione e della penitenza.
La scena è ambientata in un paesaggio roccioso e selvatico; i personaggi sono inondati dalla luce divina contro la penombra del bosco fitto e scuro fra rocce scabre e tronchi secchi, recisi dall’accetta in primo piano. Il Bambino è adagiato su un prato verdeggiante e fiorito, con rose bianche e rosse e candidi gigli, attributi di Maria Vergine inginocchiata e adorante. Accanto a Gesù, un cardellino prefigura la Passione. L’assenza di San Giuseppe, sposo di Maria e padre legale di Gesù, evidenzia il virginale concepimento nel grembo di Maria, per mezzo dello Spirito Santo. Infatti, sulla sommità della composizione appaiono il Padre Eterno e la colomba dello Spirito Santo che con il Figlio incarnato, con cui formano la Santissima Trinità.
All’estrema destra sul fondo ci sono due cicogne, di cui una inghiotte un serpente, quale allegoria del bene vittorioso sul male. Nelle vicinanze il corso di acqua cristallina, che corre fra le rocce, allude alla grazia divina.
Sulla sinistra assistono alla scena il piccolo san Giovanni Battista, patrono di Firenze, e san Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’ordine cistercense. Entrambi i personaggi, protagonisti di esperienze di vita eremita rappresentati in un paesaggio impervio e buio illuminato solo dalla luce divina, paiono indicare al fedele la via della penitenza come l’unica che può condurre alla redenzione.

Notizie storiche:
Il dipinto è una delle poche opere firmate dal Lippi. E’ stato realizzato per l’altare della cappella di Palazzo Medici, dove ora è sostituito da una replica coeva riferibile alla bottega dell’artista (vedi Scheda della attuale pala della cappella). Qualche anno dopo, presumibilmente fra il 1463 e il 1465, Filippo Lippi ripropose una composizione analoga - sia pure con lacune varianti - nel dipinto donato da Piero de’ Medici all’Eremo di Camaldoli .
In tale collocazione la tavola è registrata nell’inventario dei beni mobili del palazzo stilato nel 1492, alla morte di Lorenzo il Magnifico (vedi: Archivio /Documenti).
Nel 1494, a seguito della cacciata dei Medici e in occasione del saccheggio del palazzo, la pala venne trasferita in Palazzo della Signoria, dove ancora nel Cinquecento la videro Antonio Billi e l’Anonimo Magliabechiano (Libro di Antonio Billi ed. 1892; Codice Magliabechiano ed. 1892). Ma nel corso del XVI secolo, dopo l’istituzione del principato mediceo, il dipinto tornò nella propria collocazione originaria, dove rimase fino al 1814 quando, venduto, lasciò definitivamente Palazzo Medici. Entrato nella collezione Solly, nel 1821 il quadro fu infine acquisito con l’intero lascito della raccolta dai musei di Berlino, presso i quali si trova tuttora.

Fortuna e critica:
Il dipinto, denso di simboli e allegorie, si presenta come una intensa meditazione sul mistero dell’Incarnazione e della Santissima Trinità (Zughaib 1989; Paolozzi Strozzi 1993).
Il tema fu percepito già dall’anonimo autore delle Terze Rime, entrato nel sacello in occasione della visita di Galeazzo Maria Sforza in Palazzo Medici, accolto da Cosimo il Vecchio proprio in cappella (vedi: Archivio / Antologia).
L’iconografia della pala trae ispirazione dalle Rivelazioni di Santa Brigida (Acidini Luchinat 1990, p. 84).



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