Adorazione del Bambino, di Bottega di Filippo Lippi aggiungi alla cartella

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Opera:
Adorazione del Bambino (da: Adorazione di Palazzo Medici, di Filippo Lippi)

Autore, ambito:
Bottega di Filippo Lippi (1406 circa – 1469)

Epoca, data:
1475-1500 circa

Ubicazione:
Firenze, Palazzo Medici Riccardi, Cappella dei Magi

Inventario:
inv. 1890 n. 3587 (deposito delle Gallerie Fiorentine)

Dati Tecnici:
tavola, cm 145x144 con la festonatura, cm 130x128 senza la festonatura.

Iscrizioni:
Nel fronte: “s. bernardus”, nell’aureola di San Bernardo; “ecce agnus dei”, nel cartiglio di san Giovanni Battista. Sul retro: “Direzione delle Regie Gallerie - Firenze”, su timbro in gomma lacca; “Inv.° 1890 n. 3587; Reali Gallerie degli Uffizi II cat. 386; Provincia di Firenze p. 257”, scritte su bollini apposti sulla traversa superiore sopra l’ammanitura.

Provenienza:
Firenze, cenacolo di Sant'Apollonia; Gallerie Fiorentine: dalla Galleria dell'Accademia agli Uffizi (1853); Palazzo Medici Riccardi, cappella dei Magi (1915; deposito delle Gallerie Fiorentine concesso alla Provincia).

Descrizione, soggetto:
La attuale pala della cappella dei Magi è una replica dell’Adorazione del Bambino di Filippo Lippi in origine sul medesimo altare di Palazzo Medici e ora alla Neue Gemäldegalerie di Berlino. La composizione risulta molto fedele all’originale, tanto da far ritenere che sia stata eseguita nella bottega dello stesso Lippi.
Il dipinto traduce la composizione del Lippi, così densa di elementi simbolici e suggestive allusioni, in una semplice Natività in linea con la tradizione popolare. Infatti, al posto della radura fiorita in penombra rischiarata dalla luce divina, nella replica di bottega la scena è ambientata in un paesaggio pervaso da un chiarore mattutino, che evidenzia ogni dettaglio della narrazione minutamente descritto. In primo piano, nel prato fra i gigli e le rose, tradizionali attributi della Vergine Maria, spicca l’iris forse allusione allo stemma della città di firenze.
La Adorazione del Bambino è incorniciata da una ghirlanda, dipinta su fondo oro, con frutti (uva, pere, arance, ciliegie, cetrioli, nocciole, papaveri, prugne, melagrane) e un nastro rosso intrecciato. La ghirlanda risulta nascosta dalla cornice lignea.

Notizie storiche:
La composizione è una delle numerose repliche dell’Adorazione di Palazzo Medici di Filippo Lippi ora a Berlino, ma l’unica nota che la riproduca per intero.
Il dipinto pervenne ai depositi delle Gallerie Fiorentine dopo le soppressioni, prelevato dal cenacolo di Sant’Apollonia. Entrata nei depositi degli Uffizi nel 1853, con lettera del 22 luglio del 1911 la tavola fu data in concessione alla Deputazione Provinciale da Giovanni Poggi, allora direttore delle RR. Gallerie,. Ratificato l’atto di concessione il 31 luglio 1915, il quadro fu collocato nella cappella di Palazzo Medici per sostituire l’originale ormai irrimediabilmente mancante (per le fonti documentarie si veda Paolozzi Strozzi 1992, p. 33).
L’attuale cornice della tavola è stata costruita in vista dell’inaugurazione del Museo Mediceo nel 1929, riprendendo le ornamentazioni dello zoccolo della cappella e la descrizione della cornice quattrocentesca nell’Inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico del 1492 (vedi Archivio / Documenti-Regesto). In occasione del recente restauro, la cornice è stata smontata riportando temporaneamente alla luce la ghirlanda dipinta.

Notizie Tecniche:
Le osservazioni e le analisi effettuate sull’opera prima di procedere all’intervento di restauro (1988-1992), hanno dimostrato che l’opera è una replica antica di fattura non particolarmente raffinata.
L’anonimo autore dovrebbe aver utilizzato i cartoni realizzati dal Lippi per la pala ora a Berlino, che è stata il modello. Infatti le figure dei due dipinti sono sovrapponibili sia per il disegno che le dimensioni. L’originale è più stretto di 9 cm di larghezza, mentre la replica ha un formato quasi quadrato. In quest’ultimo, essendo più ampio, le figure esterne risultano spinte più verso i margini aumentando le distanze fra loro.
La variante principale adottata dalla replica rispetto al modello del Lippi è la ghirlanda che funge da incorniciatura. Il motivo ornamentale è piuttosto raro nella pittura fiorentina, ma si ritrova in altre opere del Lippi (per esempio negli affreschi del Duomo di Prato). L’anonimo autore della replica probabilmente aveva l’incarico di realizzare un quadro più ampio dell’originale, che doveva inserirsi in una cornice esterna.

Fortuna e critica:
La pala è stata spesso riferita al cosiddetto Pseudo Pier Francesco Fiorentino, etichetta sotto la quale sono state riunite opere di imitatori del Lippi e del Pesellino, attivi nella seconda metà del Quattrocento. Di recente, il dipinto è stato riferito più genericamente alla bottega di Filippo Lippi (Paolozzi Strozzi 1992 e 2003).
Come dimostra la Paolozzi Strozzi (1992 e 2003), l’opera potrebbe essere stata realizzata proprio per le monache benedettine di Sant’Apollonia, da cui proveniva il quadro quando pervenne ai depositi dell’Accademia di Belle Arti nell’Ottocento. Del resto, le religiose erano particolarmente devote a san Bernardo, rappresentato nella composizione. Infatti, in occasione della festività del santo, le consorelle del monastero scambiavano un cero con la cappella dei Priori in Palazzo della Signoria dedicata appunto a san Bernardo di Chiaravalle.



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