'Adorazione dei Magi', di Domenico Veneziano aggiungi alla cartella

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Opera:
Adorazione dei Magi - dipinto, tondo

Autore, ambito:
Domenico Veneziano (not. dal 1438, morto nel 1461)

Committente, collezionista:
Piero il Gottoso, de' Medici (1416-1469)

Epoca, data:
ca. 1439/40

Ubicazione:
Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie

Inventario:
inv. n. #:95A

Dati Tecnici:
tavola, diam. cm 84

Provenienza:
Firenze, Palazzo Medici, "camera grande terrena" (1492).

Descrizione, soggetto:
Sullo sfondo di un ridente paesaggio collinare, con campi coltivati, borghi fortificati e prati verdeggianti punteggiati di candide pecore e tagliati da strade sinuose, si svolge il sontuoso corteo dei Magi che approda in primo piano. I tre re si inginocchiano al cospetto di Gesù, presentato come in un solenne rituale di corte da Maria sulle proprie ginocchia, con Giuseppe a fianco. Alle spalle della Sacra Famiglia, di profilo, si trova la tettoia di legno e paglia dove trovano ricovero gli animali, il bue e l’asino. Sugli spioventi è appollaiato un pavone, che allude alla resurrezione e alla immortalità dell’anima. Mentre i rapaci che aggrediscono altri uccelli prefigurano la morte di Cristo.
Il giovane, con la veste bianca e nera, che tiene un falcone sulla mano inguantata, potrebbe essere identificato con Piero de’ Medici, detto il Gottoso, probabile committente dell’opera. Invece il giovane, che gli sta accanto e che sta sollevando la corona dalla testa del mago, è stato identificato con Giovanni de’ Medici, fratello di Piero (Bellosi 1992). I due personaggi infatti presentano tratti assai simili ai busti dei due fratelli Medici realizzati da Mino da Fiesole.

Notizie storiche:
Il 1° aprile del 1438, da Perugia Domenico Veneziano scrisse una lettera a Piero de’ Medici, allora appena ventiduenne ma probabilmente già impegnato nel mecenatismo famigliare (si veda la Biografia del pittore). Con tale missiva Domenico chiedeva di essere messo alla prova per dimostrare le proprie capacità di pittore e per potersi introdurre nell’ambiente fiorentino (e forse in particolare nell’ entourage mediceo), dove allora primeggiavano il Lippi e l’Angelico.
Probabilmente a seguito di quel primo contatto epistolare, Domenico realizzò il bellissimo tondo da camera con l’ Adorazione dei Magi ora a Berlino. L’opera infatti risulta identificabile con un tondo di oltre un metro di diametro (“due braccia”) raffigurante una “storia dei Magi” registrato con l’attribuzione al Pesello nell’anticamera che precedeva la camera di Lorenzo al piano nobile di Palazzo Medici, dall’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico del 1492 (si veda Archivio / Documenti).
La composizione di Berlino sembra registrare le forti suggestioni impresse negli occhi e nelle menti dei fiorentini dai cortigiani dai costumi esotici e sfarzosi che accompagnarono l’imperatore d’oriente, Giovanni Paleologo, nel 1439 a Firenze insieme al Patriarca di Costantinopoli, Giuseppe, per partecipare al concilio della Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente.
Il tondo di Domenico Veneziano esemplifica il gusto raffinato e colto di Piero il Gottoso, ritenuto il probabile committente dell’opera (Ames-Lewis 1979). Il dipinto, dai toni nobili e cortesi certo cari a Piero de’ Medici, attinge spunti di ispirazione e dettagli illustrativi dall’arte fiamminga. Inoltre l’opera risulta una puntuale traduzione in termini figurativi dei concetti espressi da Leon Battista Alberti nel trattato del De Pictura, scritto a Firenze nel 1435, concetti in stretta sintonia con il gusto di Piero de’ Medici. Nel tondo dell’Adorazione dei Magi si ritrovano una appropriata “copia e varietà delle cose”, la “vezzosa grazia”, l’”amistà dei colori” che costituivano la bellezza e la “dignità” di un’opera.



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