La Galleria dei Riccardi

La magnifica sala denominata Galleria, che luminosa si affaccia sul giardino, è nel suo insieme un capolavoro dell’arte fiorentina tardobarocca.

Per volere di Gabbriello Riccardi, la galleria fu costruita negli anni settanta del Seicento sotto la direzione di Pier Maria Baldi architetto della corte granducale. La sala venne quindi decorata con fasto grandioso e spettacolare, secondo il gusto proprio di Francesco Riccardi, nipote di Gabbriello, che promosse e seguì i lavori.
Fu infatti costui ad affidare il compito di dipingere la volta, a Luca Giordano, artista napoletano di fama internazionale, il più celebrato per maestria e rapidità esecutiva in grandi imprese ad affresco. Per la galleria riccardiana l’artista concepì una scenografica e ricca composizione ispirandosi al programma dettato da Alessandro Segni, erudito educatore di Francesco Riccardi.
Tema centrale dell’affresco, compiuto nel 1685, è l’Apoteosi della dinastia dei Medici.
Ai lati della volta si dispiegano figure allegoriche (le Virtù cardinali, gli Elementi della natura) e episodi mitologici (Nettuno e Anfitrite, il Ratto di Proserpina, il Corteo trionfale di Bacco, la Morte di Adone, Cerere e Trittolemo).
Il complesso intreccio di significati encomiastici e allegorici del grande affresco si dissolve in una invenzione di ampio respiro, realizzata con uno stile dinamico e fantasioso, con quella “maniera allegra” riconosciuta dai contemporanei a Luca Giordano.

Una volta compiuto l’affresco della volta si mise mano alla decorazione alle pareti, cui sovrintese Giovan Battista Foggini portandola a compimento nel 1691.
Gli stucchi bianchi e oro, i portali in marmo giallo di Siena, le ante lignee con preziosi intagli dorati, gli specchi dipinti da Anton Domenico Gabbiani, Pandolfo Reschi e Bartolomeo Bimbi, autori rispettivamente dei putti, degli animali e dei motivi vegetali, formano un insieme fastoso che risulta in perfetta sintonia con il dipinto di Luca Giordano.
Un tempo aprendo gli splendidi armadi a muro si potevano ammirare avori, lucerne, bronzetti, vasi etruschi greci e romani, monete, medaglie cammei, “anticaglie” rare e preziose della collezione Riccardi, custodite su ripiani di velluto, entro scrigni e cassetti intarsiati.